#GdD – Private Edition

GdD1107_2

DISTANZA:
188Km
DISLIVELLO:
4290m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Triuggio (MB)
Vedi mappa percorso
Sito della manifestazione
SALITE AFFRONTATE:
– Giovenzana (652m) – Scheda
Consonno (610m) – Scheda
– Conca di Crezzo (850m) – Scheda
SuperGhisallo (956m) – Scheda
Muro di Sormano (1124m) – Scheda
Civiglio (617m) – Scheda
DIFFICOLTA’:
5
PANORAMA:
4

DESCRIZIONE:
…A volte uno strappo è una necessità
A chi va bene, a me va male
E sono un animale e sia! Tutta la storia è una grassa bugia
Tutte le vite per primo la mia
Ah, mama mia el Diablo…“.

E’ ancora notte quando mi sveglio, faccio colazione, carico la bici in macchina e mi avvio nel buio. Le strade sono deserte e, in un’ora circa, raggiungo Triuggio, paese di quasi 9000 anime della Brianza.

Il sole si leva lentamente nel cielo, mentre aggancio lo scarpino e parto. Davanti a me, sullo schermo del Garmin, una traccia colorata da seguire che mi porterà non so bene dove. So solo che ci sarà parecchio da faticare perchè questo, in fondo, è il Giro del Demonio!
Temo molto i primi km, nella trafficata Brianza del venerdì mattina, invece, da subito, mi ritrovo su strade con pochissime auto che spesso mi confondono, facendomi credere di essere lontano da tutto e tutti. Sotto le ruote di pianura se ne vede poca: è tutto un pacato saliscendi. Non manca anche lo sterrato, facile e tranquillamente percorribile, che mi fa subito capire come la diabolica mente che ha ideato questo percorso, lo abbia studiato nei minimi dettagli.

Mentre mi inoltro nel parco di Montevecchia e della valle del Curone, ecco farsi al mio cospetto il primo diavolo: un muro con accanto il cartello della pendenza: 21%! Panico.
GdD1107_3Sgancio e accosto. Provo a ripartire, ma la visione di quella parete d’asfalto che ho davanti, ha la meglio. Sgancio di nuovo ancora prima di partire. Alla fine mi ripeto che se sono qui, è per affrontare questi demoni e so di aver paura di ribaltarmi senza avere il tempo di sganciare, ma devo provarci. Un respiro profondo, mi alzo sui pedali e mi lascio alle spalle quel primo ostacolo. Ma è solo il primo di una lunga serie.

Proprio così perchè di lì a poco ecco la salita di Giovenzana, con i suoi terribili 800m che raggiungono il 16% di pendenza. Sento il sudore colare copioso anche se non fa ancora caldo e sono appena passate le 7.  La discesa arriva provvidenziale, ma di lì a poco ecco Consonno, il paese fantasma e spettrale. Poteva mai mancare in questo giro?

Quando arrivo a Sala al Barro, sul lago di Annone, si chiude la prima parte di percorso: 3 ore, 60Km percorsi e 1300m di salita già messi nelle gambe.
Dopo uno dei rari tratti pianeggianti, ha inizio la lunga risalita verso il Ghisallo. Già, lunga, perchè sarebbe troppo semplice seguire la strada principale che passa da Canzo, Asso e porta agevolmente alla “mecca dei ciclisti”. Così, il tracciato, preferisce logorare le gambe del malcapitato a fuoco lento, proponendo salite e salitelle, come per esempio Caslino d’Erba, fino a raggiungere Lasnigo. Qui abbandono di nuovo la “strada maestra” e prendo a destra, ma so cosa mi aspetta: la Conca di Crezzo. Non l’ho mai percorsa, ma la conosco di mala-fama, che la precede nei racconti di chi ha provato a sfidarla. Le pedivelle girano lente, la schiena si incurva sul manubrio e il sudore cola come sangue da una ferita. E’ uno scontro contro natura, su quelle pendenze che arrivano oltre il 20%. La fortuna è che la sede stradale è abbastanza larga e quindi spesso si può procedere a zig-zag come in uno slalom speciale…. In salita! In cima regna la pace e la tranquillità, quasi l’aver domato quel mostro, mi avesse proiettato in un tempo passato. Appena 87Km percorsi e 2100m di ascesa.
GdD1107_11Di nuovo sulla rotta del Ghisallo e di nuovo la saluto perché, quando ormai all’orizzonte vedo i busti di Coppi, Bartali e Binda, prendo a sinistra e mi avvio verso Piano Rancio, meglio noto col nome di SuperGhisallo. Arrivo a 956m, prima di scendere a Guello e percorrere il tratto, da Civenna in poi, che mi porta all’agognato santuario e museo. Superati da poco i 100Km, anche se sono in bici da quasi 7 ore, ma il dislivello è ormai in orbita verso quota 3000m. La discesa verso Asso me la godo, cercando di far asciugare la maglietta e recuperare.

Prima di Asso, prendo a destra in direzione Sormano, ma contrariamente a come sono abituato, al bivio successivo non prendo a destra, ma proseguo verso Caglio, che raggiungo, ovviamente in salita, dopo 4Km. Improvvisamente mi fermo, non capisco: la strada porta a destra, ma la traccia prosegue a sinistra. Resto incredulo, finchè non noto una piccola stradina pavimentata nascosta nel prato: il colpo di genio dell’artista che ha tracciato il percorso, una perla in un mosaico. Quella stradina però mi porta proprio tra le  Sue fauci. Lui: quello che non riesci neanche a fotografare, quello che ogni volta ti ripeti “Basta, questa è l’ultima volta“, ma poi ti ritrovi senza sapere bene perchè a sfidarlo di nuovo, a sfidarti di nuovo. Così eccomi lì, faccia faccia col demonio, alle 14.30, nelle ore più calde. Un’inferno di asfalto e sudore, fiato corto e volontà, mal di gambe e tenacia; ma alla fine arrivo in cima. Un tè e una fetta di torta sono il mio premio, gustati all’ombra della Madonna della Colma, quasi a chiedere redenzione per aver osato.

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Rinfrancato, mi avvio spedito verso Como che raggiungo dopo 145Km. Resta un’ultimo ostacolo: il Civiglio. Quella salita, vista tante volte in TV nel Lombardia, che inizia con un’impressionante drittone quasi fosse la rampa di lancio per lo spazio, si tramuta ben presto in un’agonia. Sento la spia della riserva accendersi, ma non posso mollare ora. Stringo i denti, aggrappato al manubrio come a una corda su una parete rocciosa, fino a raggiungere l’abitato.

Rimangono da percorrere i saliscendi Brianzoli che ormai mi sembrano salite titaniche e che mi riportano verso il punto di partenza. Un’ultimo ostacolo è rappresentato dalla strada interrotta lungo il Lambro, proprio alle porte di Triuggio, ma con tutti i demoni che mi sono lasciato alle spalle oggi, non sarà questo a fermarmi ora! Faccio così ritorno alla base, dopo quasi 11 ore pedalate e 4200m di dislivello, con le gambe vendute al demonio in cambio di una soddisfazione personale.

L’uomo erra finché aspira.” (Cit.)

FOTO:

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