#UnaFarfallAGenova

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Mi rendo conto di avere dei lampi di follia, di sognare anche da sveglio estraniandomi dal reale, ma sono altresì certo che questa sia la mia natura.

In “Una farfalla a metà” c’è un mezzo: la bicicletta, che da il via a tutta la vicenda.
C’è una città: Genova e c’è una panchina dove si svolgono alcune vicende narrate nel libro.
Come accomunare le tre cose e portarle nella realtà?
Lo sguardo improvvisamente si accende.
Semplice! Pedalando da casa a Genova portandomi dietro una copia del romanzo. Arrivato nel capoluogo ligure, raggiungerò la panchina descritta nel libro e lascerò una copia del romanzo scrivendo nella prima pagina che si tratta di un “libro liberato”, che chiunque può prenderlo, leggerlo e farlo suo. Aggiungerò che si trova lì proprio perchè alcune scene del racconto si svolgono su quella panchina.
Se finirà nell’immondizia o se verrà adottato da qualcuno, non mi è dato a sapere, sarà il destino a deciderlo. Insomma per un giorno il popolare bookcrossing diventerà bikecrossing.

Domenica mattina è una giornata buia e uggiosa. Fa freddo: 7/8°, non di più. Mi avvio sotto un cielo torbido che sono da poco passate le 7, immerso nel silenzio della pista ciclabile che segue il corso del Naviglio. Anche la vicina statale dei Giovi è sgombra e poco trafficata in queste prime ore domenicali.

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Raggiungo Pavia dopo 20km e la trovo invasa da una miriade di podisti pronti a sprintare di corsa. La attraverso proseguendo silenziosamente verso sud.
Sorpasso il corso del Ticino e del Po, per arrivare a Rivanazzano Terme dopo circa 55km. Le mie speranze che le condizioni meteo potessero migliorare, si infrangono su un tetto spesso e grigiastro. Mi consolo pensando che quanto meno non piove.

Le ruote procedono spedite, mi lascio alle spalle una brulicante Tortona prima di giungere a Serravalle Scrivia. Sono in sella da più di tre ore e ho percorso ormai 88km. Non male, ma se ci penso bene sono poco oltre la metà del percorso che mi sono prefissato. Mi fermo a fare il pieno alla borraccia in un parco, scaldato da un tappeto variopinto di foglie.

Mi rimetto in marcia e la strada inizia via via a salire, fino a giungere al Passo dei GIovi, poco meno di 500mslm, dopo 118km. Quasi per magia il soffitto di nuvole scure si dissolve nell’aria fresca, lasciando spazio a un cielo azzurro dominato da un tiepido sole autunnale, che comunque innalza la temperatura di almeno 5 o 6°. Finalmente! La  strada si fa ora veloce e si snoda nel capoluogo ligure, sino in riva al mare. Ho percorso 141km, ma ormai ci sono.
Dopo un giro rapido al Porto Antico, mi fermo davanti alla scritta “Ci sono vite che capitano e vite da capitano” perchè…. Beh se volete saperlo leggete il libro!

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Arrivo sulla panchina, quella che cercavo. Lì libero  #UnaFarfallAGenova. Mi dileguo veloce tra la gente, prima che qualcuno mi possa vedere. Per una manciata di secondi vorrei essere un fantasma, o forse mi illudo di esserlo davvero.
Il treno riavvolge il nastro di questa emozionante giornata, riportandomi a Pavia. 20km di pedali, che portano il conto a 160, mi separano da casa. Chissà se anche “Una farfalla a metà”, nel frattempo, ne avrà trovata una.

Qui il percorso

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