Giro delle 6 colline

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L’estate è ancora viva nel cielo azzurro e terso, ma nell’aria si sente crescere il sapore di un autunno ormai prossimo.
Di montagne ne ho scalate parecchie anche quest’anno: tante vette, sudore, soddisfazione, emozioni e fatica… Insomma un po’ tutto quello che vado cercando girovagando sui pedali.

La mia stagione montana, salvo sorprese e ripensamenti, si è chiusa col Fauniera, un pezzo da 90, o meglio da ben oltre 2000!
Come succede spesso in questa stagione, mi trasferisco dunque in collina, nell’oltrepo’, dove il clima rimane più mite, le altitudini ridotte e i colori più caldi e variopinti prendono improvvisamente vita, sotto un sole via via più tenue e timido.

Il giro odierno, ad anello, si snoda sul confine tra Lombardia e Piemonte, tra le colline dell’una e dell’altra fazione.
Parto da Retorbido, piccolo abitato in provincia di Pavia. Raggiungo Rivanazzano percorrendo l’ampia e tranquilla ciclabile che corre parallela alla provinciale, per poi spostarmi in direzione Casalnoceto prima e Volpedo poi. La strada inizia impercettibilmente a salire, ma la prima ascesa di giornata prende ufficialmente il via a Montemarzino, dopo 17km percorsi. Abbandono la strada principale voltando a destra e prendo a salire verso Casasco. L’ascesa, che termina ai 415m di Magrassi, alterna strappi secchi a tratti pedalabili con bei scorci sulla Val Grue.

Dopo una discesa ripida e stretta, la strada riprende dolcemente a salire. Nella seconda parte l’ascesa si fa più decisa, ma niente di eccessivamente impegnativo. La seconda asperità termina a quota 426m, in corrispondenza di una galleria ben illuminata (consiglio comunque il faretto posteriore).
La discesa che inizia subito dopo il breve tunnel è tranquilla e si snoda su strada ampia e sinuosa. A Val Borbera le pendenze favorevoli, lasciano spazio a saliscendi che conducono all’interno di una splendida gola rocciosa affacciata sul sottostante torrente Borbera.
g6c2Dopo una svolta a sinistra inizia la terza fatica di giornata: il Dernice (591m). La salita non è affatto difficile e sale gradualmente per circa 6km. Musica ben diversa riguarda invece la salita successiva, quella di Guardamonte (690m) che ha inizio all’abitato di San Sebastiano, dove termina la discesa del Dernice. Soprattutto nella prima parte, immersa tra gli alberi, la salita è aspra è decisa, con asfalto ruvido e pendenze intorno al 9%. Più facile la parte finale di ascesa. Stesso discorso vale per la discesa: ripida e dissestata, che conduce a Bagnaria, in Val Staffora. Passato l’omonimo torrente, volto a sinistra e imbocco la statale. Sono ormai sulla via del ritorno, ma le fatiche non sono ancora finite.

Dopo pochi km infatti abbandono la strada principale e svolto a destra. Irta e impetuosa inizia subito la salita di Vignola che in pochi km, tra campi coltivati e belle viste, porta ai 508m di altitudine. Mi riporto sulla statale tramite una discesa dissestata e tecnica che personalmente sconsiglio. Dovessi rifare il giro, opterei per andare sino a Pizzocorno e ricongiungermi alla statale tramite la SP7 che porta a Ponte Nizza.
g6c3Ripresa la strada principale, la percorro per soli 7km. Giunto a Godiasco infatti svolto nuovamente a destra per affrontare la sesta e ultima asperità di giornata: Rocca Susella (535m). La salita non è immediata, anzi inizia con una prima parte di falsopiano che quasi illude. Si accende decisamente invece negli ultimi 4km, dove le pendenze oscillano costanti tra il 7 e il 9% in un bosco fitto e ombreggiato.

Non resta che gettarsi in discesa verso Retorbido, punto di partenza e di arrivo dell’anello. Discesa però che non è esente da grattacapi per via delle condizioni dell’asfalto. Massima attenzione!

Raggiungo il punto di partenza dopo 97km, 1700D+ e una bella serie di salite, discese e belle viste su svariati e mutevoli panorami collinari. Peccato solo per le condizioni dell’asfalto che, come da caratteristica della zona, presenta alcuni tratti sconnessi e dissestati, ma per faticare un po’ e godersi dei bei panorami, si può anche sopportare.

Percorso e altimetria

Foto:



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