Tour dell’Ortles

DISTANZA:
250Km
DISLIVELLO:
5500m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Merano (BZ)
Percorso ad anello.
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SALITE AFFRONTATE:
Passo dello Stelvio – 2758m
Passo Gavia – 2618m
Passo del Tonale – 1884m
Passo Palade – 1518m

DIFFICOLTA’:*
45
PANORAMI:*
5
ORGANIZZAZIONE:*
45
 

*Valutazioni personali

La giornata di venerdì 2 luglio la trascorro interamente in treno e, dopo ben 4 convogli (Gallarate – Milano; Milano – Verona; Verona – Bolzano e Bolzano – Merano) eccomi alla volta della fiabesca Merano, cittadina Tirolese incastonata tra montagne e castelli. Proprio quelle vette, che ora vedo così distanti, mi attenderanno da domani mattina all’alba. Non mi resta quindi che ritirare il ricco pacco gara dagli organizzatori dell’Athletic Club Merano e perdermi nel mondo dei sogni, proprio mentre l’inno di di Mameli sancisce il via della semi finale degli Europei di calcio tra Belgio e Italia.

La sveglia suona alle 4 in punto. Fuori è ancora buio e un’aria frizzante si fa largo tra i vetri e le persiane. Raggiungo la partenza verso le 5, dove alla spicciolata, ritrovo tanti compagni di fatica e randonnée: Rosanna, Franco, Matteo, Maurizio, René. Penso che per rendere perfetta questa giornata manca solo Claudia, ma il lavoro non ci permette di essere insieme sulle grandi montagne.

Si parte e, nel giro di pochi km, ironia della sorte, imbocchiamo la ciclabile Claudia Augusta che seguiamo più o meno costantemente fino a Prato allo Stelvio. Il nome la dice già tutta, perché, da qui in avanti, si inizia a fare sul serio. La strada, dall’inizio in leggera ascesa, si fa via via salita vera e davanti agli occhi si staglia lui: lo Stelvio, il “mio” Stelvio. E’ così che inizia la goffa danza tribale sui pedali, come indiani attorno al fuoco. I ricordi e le emozioni si rincorrono nello stomaco e, metro dopo metro, se ne aggiungono di nuove. Nell’ultimo tratto della leggendaria serpentina, la fatica presenta il conto: annaspo sui pedali come un gatto nell’acqua, ma stringo i denti pensando che il fiato corto e il male alle gambe siano il tributo da pagare per arrivare in quell’angolo di paradiso. Eccomi ancora una volta, la nona ormai, sul Passo dello Stelvio. L’aria fresca non riesce a raffreddare le emozioni. Sul valico è posto anche il primo controllo e ristoro di giornata.

Mi copro a dovere e, sotto un sole che mi bacia lievemente il viso, mi avvio in discesa godendomi il panorama mozzafiato. Bormio si materializza sotto le ruote dopo 25Km di picchiata e, lasciato alle spalle l’abitato, riprendo a salire verso un altro mitico gigante: il Passo Gavia. Superata Santa Caterina di Valfurva, la lingua di asfalto si arrampica nel fitto bosco, ma, salendo verso la vetta, le rocce e la scarna vegetazione prendono la scena, aprendo la vista su panorami da favola. Nell’ultimo tratto, quando la strada quasi spiana, mi raggiunge Matteo e percorriamo insieme le poche centinaia di metri che ci separano dal passo e dal secondo check point.

La discesa verso Ponte di Legno è tortuosa e, soprattutto nella prima parte, molto rovinata, ma giunti a valle non c’è tempo per rilassarsi perché la strada riprende nuovamente a salire, fortunatamente in modo agevole e costante, verso i 1884m del Passo del Tonale. Man mano che mi avvicino alla vetta noto dei nuvoloni minacciosi stagliarsi nel cielo. Non posso che augurarmi di scongiurare la pioggia e andare avanti. 

Fino alle sponde del lago di Santa Giustina, le pendenze sarebbero anche favorevoli, se non fosse altro che, raggiunta la Val di Sole, il vento contrario mi costringa a spingere sui pedali nonostante la leggera discesa. La fortuna vuole però che riesca a raggiungere altri 3 ciclisti ai quali mi accodo e che mi permettono di risparmiare un po’ di energie. A Fondo anche le pendenze smettono di sorridere e la strada riprende gradualmente ad arrampicarsi, fino a raggiungere i 1518m del Passo Palade. L’ascesa non è mai proibitiva, ma a logorarmi è la lunghezza della scalata e il meteo che, man mano che salgo di quota, versa le sue lacrime sull’asfalto in modo sempre più insistente. Mi copro in fretta, passo l’ultimo controllo di giornata e riparto in discesa sperando che, abbassandomi di quota, le condizioni climatiche migliorino. Non mi sbaglio e, sceso di qualche centinaio di metri, l’asfalto torna asciutto. Merano è ormai all’orizzonte, dove mi aspettano, dopo quasi 14 ore in sella e 5500m di dislivello, una rifocillante pasta e la maglia di finisher! Una bella soddisfazione per un brevetto che desideravo provare a portare a termine da diversi anni.

Domenica mattina le gambe sono ancora indolenzite, ma la giornata non è troppo impegnativa: mi attendono “solo” 4 treni, dai quali guardare distrattamente le immagini scorrere oltre il finestrino e rivivere le emozioni del giorno prima, ancora calde nello stomaco. 

FOTO:

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