RandoMarca delle Dolomiti

DISTANZA:
295Km
DISLIVELLO:
4000m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Villorba (TV)
Percorso ad anello.
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SALITE AFFRONTATE:
Passo Giau – 2236m
Valmorel – 792m
Passo San Boldo – 701m

DIFFICOLTA’:*
4
PANORAMI:*
5
ORGANIZZAZIONE:*
35
 

*Valutazioni personali

Già da tempo avevo adocchiato il percorso della RandoMarca delle Dolomiti e subito avevo pensato che sarebbe stato bello prendervi parte con Claudia perché il Passo Giau, che lei non ha mai scalato, lo considero uno dei più affascinanti ed esigenti delle Alpi. Ricordo quando “armato” di borse e tenda lo scalai per la prima volta, diversi anni fa. Mi lasciò senza gambe prima e senza fiato poi. Ancora oggi mi viene la pelle d’oca al pensiero del panorama che si può ammirare da lassù.

Purtroppo però la fortuna non ci assiste e, causa lavoro che non le consente di partecipare, mi ritrovo a Treviso da solo. La modalità random permette di dilatare la partenza tra sabato e domenica, così, quasi tutti gli amici randagi, percorrono l’itinerario già il sabato. Io e pochi altri ci ritroviamo a Villorba (TV) domenica, sotto un cielo ancora scuro e, infastiditi da una brezza contraria, ci avviamo come eremiti verso la montagna.

Superato il nobile Piave, la strada prende via via a salire. Già perché il percorso è una sorta di scalata dalla terra al cielo e ritorno. Un viaggio solitario dalla pianura alla grande montagna, dall’inferno al paradiso.
Il lago di Santa Croce, già percorso in occasione della Randonnée del Vallone Bellunese, è semplicemente da cartolina, con le barche che sembrano sapientemente adagiate sull’acqua immobile.

Mi lascio alle spalle Ponte nelle Alpi, Longarone, Tai di Cadore e, man mano che l’ascesa si fa più decisa sotto i copertoni, anche il vento prende a soffiare sempre più insistentemente creando un lento e costante logorio. Cortina d’Ampezzo sembra voler non arrivare più, quasi il mio faticoso incedere fosse inutile. Quando vedo il paese materializzarsi all’orizzonte, tiro un sospiro liberatorio, quasi avessi visto un’oasi dopo aver attraversato il deserto. Ad alleviare la sofferenza ci pensano però i maestosi panorami che, grazie alla giornata limpida, non si risparmiano.

Il rovescio della medaglia, o meglio della montagna, è che da Cortina si comincia a fare sul serio: la salita non è più un infinito falsopiano, ma rampe che si fanno sentire nelle gambe stanche. A Pocol (1500m) la strada si divide: da una parte il Falzarego, dall’altra il Giau. Ascese completamente diverse: più docile la prima, più scorbutica la seconda, ma paesaggisticamente non c’è paragone.
Prendo così ad arrampicarmi nel bosco, oscillando su una lingua d’asfalto che spesso si alza improvvisamente sotto le ruote. Negli ultimi chilometri la fatica e il caldo si fanno sentire, ma lo spettacolo che va in scena a 180° ripaga di ogni sforzo. L’ultima volta che ero stato qui, sotto un temporale copioso, era notte fonda e ora tutto sembra diverso, non più o meno affascinante, ma diverso.

Come accade sempre, quando arrivi al culmine c’è solo una cosa puoi fare dopo esserti goduto la vista: scendere. Mi infilo la mantellina e salutando il gigante di pietra con un laconico “arrivederci”, mi lascio riportare a terra, certo che il vento ora sarà a favore e di essermi lasciato alle spalle la parte più impegnativa del tracciato.

Sarebbe così, se non entrassero in gioco due fattori:
– la “legge di Murphy del ciclista” che, come la nuvola Fantozziana, fa si che, raggiunto Agordo, il vento giri e riprenda a soffiarmi in faccia come all’andata.
– il sadismo degli organizzatori che, appena il vento si placa e il clima si fa torrido, ci fanno salire al Passo San Boldo, non tramite la strada più agevole, bensì tramite le funamboliche rampe che portano prima a Valmorel.

In entrambi i casi gli sproloqui si sprecano.

Il peggio ora è davvero alle spalle e le due o tre collinette che mi separano dal traguardo non fanno più paura.
Giungo all’arrivo che è ormai buio. Il fascio di luce illumina pochi metri davanti alla ruota e la stanchezza tambureggia nelle gambe. La vista di una pizzeria d’asporto e una gelateria ancora aperte, sono un vero miraggio e devo strofinarmi gli occhi prima di convincermi che siano reali.
La piazza dove è posta la fine del tracciato è ormai deserta e inanimata, ma questo volo tra terra e cielo e la voce tranquilla di Claudia, rendono tutto sereno.

FOTO:

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