Quando lo Stelvio dice “no”

1Lunghezza: 124km (39km + 85km)
Mappa Percorso: Tirano – Bormio – Tirano
Altimetria: Tirano – Bormio / Bormio – Tirano
Passi: Foscagno (2291m), Eira (2208m), Forcola di Livigno (2315m)
Dislivello (salita): 2828m

Ho sempre creduto fermamente che il successo nella scalata di un Passo dipenda da tre cose: 40% le gambe, 40% la testa, 20% la montagna. Questo è uno di quei casi in cui il 20% è stato determinante.

E’ venerdì sera e Tirano, che raggiungo in treno post lavoro, brulica di gente, risate e musica. Giro senza meta, finchè un vento dal sapore di pioggia non mi raggiunge. Osservo le montagne, scure. I loro profili si confondono col cielo e sulle loro vette noto bagliori improvvisi e tuoni roboanti. Il primo pensiero che mi pervade non è quello del temporale, ma di essere tornato indietro nel tempo, quando su quelle stesse vette si combattevano sanguinose battaglie. Confondo tuoni e lampi con cannonate e spari.
Mi serro dietro le finestre e, sopraffatto dal sonno e pensieri confusi, i miei occhi si chiudono.

Il nuovo giorno irrompe dalla finestra: la battaglia di ieri sera è finita, le truppe si sono ritirate e un sole tiepido riscalda le prime ore di giornata. Dentro sento la voglia di andare perché ad aspettarmi c’è Lui, il gigante buono, come mi piace chiamarlo: monsieur Stelvio.
Per me lo Stelvio non è e non sarà mai una montagna come tutte le altre. L’incontro con Lui ha segnato inevitabilmente la mia vita nel 2013: mi ero avventurato sulle sue pendici convinto di non avere le capacità per arrivare in cima. Quel giorno lui fu buono e io tenace. Arrivai sino al Passo e da allora le salite non sono più state per me uno spauracchio dal quale scappare, ma una strada da percorrere per arrivare alla gioia. Da allora, almeno una volta l’anno, gli porto il mio saluto.

Mi metto in marcia verso le 9, dopo una buona colazione. Da Tirano a Bormio seguo la medesima strada già seguita due anni prima, che sostanzialmente segue parallelamente il corso dell’Adda e della trafficata Statale.

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Ispiro a pieni polmoni il profumo di mele, mentre pedalo deciso e impaziente verso Bormio che raggiunto intorno alle 11, dopo circa 40km e 900m di dislivello.
Il traffico è molto sostenuto nella cittadina, ma penso vi sia qualche manifestazione sportiva. Riempio le borracce e trepidante mi avvio verso il “vecchio amico”.
Poco prima delle terme, noto però che la strada per il Passo è chiusa. Chiedo informazioni e scopro con estrema tristezza che la Statale dello Stelvio non è percorribile a causa di una frana avvenuta nella nottata per via della pioggia. Le terme sono state chiuse e alcune abitazioni sfollate. Il Passo sicuramente resterà inagibile per diversi giorni.
Sconsolato mi siedo sul marciapiede e, studiando la cartina, valuto il da farsi. Capisco in poco tempo che il week end che avevo in mente scalando Stelvio e Giogo di Santa Maria, non potrò realizzarlo.
Le uniche opzioni percorribili sono: girare la bici e tornare a Tirano, scalare il Gavia da Bormio o fare il “famoso” giro delle dogane scalando Foscagno, Eira e Forcola di Livigno.
Opto per quest’ultima possibilità e, rabbiosamente, mi avvio lungo le pendici del Foscagno. La salita misura complessivamente 24km, ma in realtà la parte di ascesa vera e propria ne misura 16.
Pedalo freneticamente, quasi incredulo di non poter portare i miei omaggi al vecchio amico. Ben presto mi rendo conto che, inconsciamente, sto tenendo un ritmo troppo alto, così mi adeguo, ritrovo la giusta serenità e apprezzo la salita che, pur non essendo quella che volevo percorrere, merita comunque.
A pochi km dalla vetta, il sole si nasconde dietro nuvoloni scuri e pesanti e quello stesso bombardamento della notte scorsa, si fa terribilmente vicino.
Boati rabbiosi aleggiano sulla mia testa come aquile in caccia.
Ricordo che da bambino mio nonno mi raccontava che i tuoni non erano altro che il rumore fatto da Dio e il Diavolo che giocavano a bocce. Sorrido a quell’immagine quasi blasfema, mentre dal cielo piovono gocce ghiacciate che mi arrivano in faccia come manciate di sabbia lanciate con veemenza. Sono quasi contento che nell’ultimo tratto vi siano diverse gallerie paravalanghe, ma al Passo sono in totale balia del maltempo.
La breve discesa è una specie di surf a pedali.
Riprende la salita e, seppur breve dato che si rimane in quota, si fa sentire nelle gambe. In particolare l’ultima rampa al 10%.
Al passo Eira le nuvole scure sono un ricordo e il sole splende vigoroso in un cielo terso. Mi sistemo al sole con l’obbiettivo di asciugarmi e gustare una fetta di crostata.

La discesa verso Livigno, rispetto a quella bagnata del Foscagno, è tutt’altra cosa.
La cittadina brilla di luci e gente colorata che popola le vie del centro. Passo veloce e mi avventuro verso l’ultima fatica di giornata: la Forcola di Livigno. Ricordavo questa breve salita come molto bella paesaggisticamente e in effetti devo dire che la memoria non mi ha tirato brutti scherzi. L’ascesa mi riconcilia con la delusione di giornata: la strada è un tappeto d’asfalto steso tra pascoli verdi e vette dove a dominare è il colore viola dei fiori. Le macchie viola sembrano gocce di vernice colate da un pennello. Splendido!
Il lunghissimo rettilineo finale e le quattro gallerie paravalanghe, mi conducono al Passo, dove lascio alle spalle l’ennesima dogana di giornata.
Guardo malinconicamente la salita che porta al Bernina (salita bellissima), mentre imbocco la strada che scende verso Poschiavo e Tirano.

3Incrocio il famoso trenino rosso e mi riprometto per l’ennesima volta di prenderlo prima o poi.
Raggiungo Tirano verso le 16.30, dopo aver percorso 124km, 3 Passi Alpini e quasi 3.000 metri di dislivello in salita.
Sento la stanchezza impossessarsi delle gambe e un velo di tristezza avvolgermi il cuore. Volgo un ultimo sguardo verso il Gigante buono, possente e silenzioso.
Ho sempre saputo che era lui il più forte, ma so altresì mentre salgo sul treno che quello di oggi è solo un “arrivederci”. Sarà per la prossima volta.

Foto:

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