Verso l’ultima neve del Mottarone

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Metà aprile e finalmente il sole è vero: splende senza indugi nel cielo, accarezzandomi le braccia, le gambe e il viso. Prendo la ciclabile che segue il Naviglio Grande prima e il Ticino poi. Non so bene dove arriverò: a un certo punto volterò la bici e rientrerò a casa, oppure cercherò un treno per tornare. Pedalo spensierato, godendomi la tranquillità e il silenzio del sabato mattina, quando tutta la frenesia della settimana, sembra scivolare giù dallo scarico del lavandino e svanire. Mi lascio alle spalle Abbiategrasso, quando davanti a me noto una bici e una maglia famigliare: Fulvio Gambaro, alias Ciclofachiro. Non ci credo! Lui sta tornando a casa per riposarsi un po’ in vista della notturna che lo aspetta tra una decina di ore. Mi svela di non passare mai di lì, ma non mi stupisco, almeno fino a che non mi dice che, casualmente, nella borsa ha la medaglia del Perfect Tour che ho completato lo scorso 1 aprile. Allora si che rimango anch’io esterrefatto, mentre, emozionato e incredulo, stringo tra le mani quella medaglia dorata, ricompensa per 200km disegnati sull’asfalto.

Pedaliamo insieme per una 15ina di km, prima di salutarci. Lui svolta verso casa, io proseguo verso le ciminiere di Turbigo, Nosate e la diga del Panperduto. Raggiungo così Sesto Calende, dove attraverso il Ticino e dalla Lombardia passo in Piemonte.

Uno dei miei sogni nel cassetto è quello di salire sul Mottarone al sorgere del sole, perchè ho visto foto semplicemente splendide da lassù. Ormai è pomeriggio e il sole è sorto da un pezzo, ma il Mottarone è lì, pronto ad accogliermi. Deciso: si va, non in cerca del primo sole, ma dell’ultima neve.

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Costeggio il lago maggiore fino a Lesa, dove prendo a salire sinuosamente verso Gignese (707 m s.l.m.). Noto curiosamente il museo dedicato all’ombrello, mentre la strada spiana per un breve tratto, fino a raggiungere a un casello per le auto (le bici possono passare senza pagare alcun pedaggio). Ecco che l’ascesa si fa subito cattiva,  ma dopo il primo chilometro si ammorbidisce arrampicandosi silenziosamente nel bosco. Prosegue così per 7km, per poi imbizzarrirsi sotto le ruote come un cavallo scosso. 4km che mi braccano le gambe e il respiro, mentre il bosco lentamente si fa più rado e si apre sul lago d’Orta. Giungo così in cima, a quota 1445 m.s.l.m., dove la neve persiste ancora, inumidendo l’asfalto. Sembrano lacrime di resa al sole, che ricordando nostalgicamente un inverno non troppo lontano. La vista può finalmente spaziare, anche se una noiosa foschia non mi permette di godermela appieno. Tornerò, al sorgere del sole.

Mi copro e scendo dal versante che conduce a Armeno. Tra un sali e un scendi mi riavvicino al lago Maggiore, ricongiungendomi con la strada percorsa all’andata. Riattraverso il Ticino a Sesto Calende, guardo il contachilometri che segna quota 150km. Raggiungo così la stazione, dove carico me e la bici sul treno. Destinazione Milano. Il tempo di vedere lo sfondo dorato oltre il finestrino muoversi, che i miei occhi si chiudono e la testa si appoggia al sellino.

Il mio percorso
Altimetria Mottarone

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