Sul confine

SulConfine1E’ una caldissima domenica di inizio giugno. Il termometro è abbondantemente sopra i 30°, nel cielo non spira un alito di vento e la gente si rintana veloce nelle piscine o lungo i corsi d’acqua.
Personalmente ho più problemi a sopportare il freddo del caldo e così decido di pedalare da qualche parte. Gli ingredienti sono semplici e forse ormai quasi i soliti: lontano dal caos, natura, un po’ di salita e qualche posto sconosciuto.
Salita dicevo… Si, ma non troppa. Perchè le mie gambe sono ancora doloranti dalle recenti fatiche e allora, sorseggiando il primo caffè di giornata, cerco qualcosa di più “umano”, qualcosa tra terra e nuvole: sul confine.

Il destino o forse la mia curiosità mi porta a Volpedo, bel borgo dove il tempo sembra essersi fermato. Paese natale del famoso pittore Giuseppe Pellizza.

La mia escursione comincia verso sud, lungo la SP100. Subito mi rendo conto di essere tra Lombardia e Piemonte. Di nuovo: sul confine.
Osservo il panorama circostante, dove si alternano campi coltivati, bancarelle che vendono frutta locale e mercatini dell’usato.
Percorro i primi 10km fatti da leggera, pedalabilissima salita e qualche breve discesa. Incrocio una gara ciclistica e subito un ciclista attira la mia attenzione chiamandomi. Ha forato e non è molto pratico nel sostituire la camera d’aria. Mi chiede aiuto. Io non ho fretta e così ci mettiamo all’opera. Faccio prima che posso, non tanto per me, quanto per lui che vede gli avversari di giornata passargli davanti. 10/15′ e tutto è risolto. Mi ringrazia, ci salutiamo e ci auguriamo una buona pedalata a vicenda.

Passo i centri abitati di Momperone, Brignano-Frascata, per poi giungere a San Sebastiano Curone. Degli alberi creano una sorta di galleria naturale e la strada comincia a salire con più decisione. Aumenta gradatamente, fino a diventare salita vera e propria.
Imbocco sulla sinistra la SP114. Sullo sfondo rimangono i campi, mentre bancarelle e mercatini vengono rimpiazzati da fattorie. Incontro diverse mucche che, come sempre, strabuzzano gli occhi e mi osservano con curiosità. Chissà cosa pensano. Le saluto con sorriso bagnato dal sudore. La salita verso Giarolo intanto si fa terribilmente irregolare, alternando nell’andirivieni di tornanti, tratti da recupero a strappi decisi. Sono le salite che preferisco in quanto aderiscono meglio al mio ritmo irregolare.
Arrivo al Montacuto mentre le campane suonano l’ora di pranzo. Da qui mi attendono 4km e spicci per giungere in cima. 4km e spicci che però si fanno sentire perchè le pendenze variano tra il 7 e 9%. Nell’ultimo tratto supero un tratto addirittura al 10,6%.
Scollino a quota 822m con una borraccia ormai vuota e la seconda già iniziata. La strada in realtà non scende subito, ma continua in falsopiano per alcuni km.
A Borgo Adorno scorgo una fontana. Mi fermo, faccio il pieno d’acqua al mio corpo, alle borraccie e riparto.
Vorrei godermi la meritata discesa, invece sono costretto a rimanere concentratissimo per via “dell’asfalto”. Asfalto… Si fa per dire, perchè è praticamente uno sterrato. Cerco con insistenza le ultime lingue di catrame che spuntano tra la polvere e, tra una sterzata improvvisa e un’imprecazione per una buca presa giungo a Pertuso, lungo le sponde del Torrente Torbora, dove la gente si assiepa a fare il bagno e grigliate che si spandono nell’aria del primo pomeriggio.

Riprendono i saliscendi e mi ritrovo davanti a un ambiente che riporta alla mia mente l’area depressa della Death Valley, negli Stati Uniti. Saranno forse quelle colline circostanti, o il silenzio, il caldo… Non lo so, ma la sensazione è fortissima.

SulConfine2Poco dopo l’abitato di Persi svolto a destra imboccando la SP120.
Di tanto in tanto incrocio, in un senso o nell’altro, la corsa ciclistica della mattina, mentre le mie ruote giungono a Garbagna. Poco dopo svolto a destra sulla SP122. Qui inizia la seconda asperità di giornata: il Dernice.
I primi 3km sono un falsopiano, dove si spinge senza difficoltà un rapporto lungo. Proprio quando comincio a chiedermi se sia questa la salita, ecco che la strada dinnanzi a me si impenna e, nei 3km successivi, le pendenze oscillano costantemente tra l’8,5 e 11%.
Il clima è torrido e sento il sudore fuoriuscire da ogni poro, soprattutto perchè di ombra ne incontro davvero poca.
Giunto in vetta, a quota 591m, la soddisfazione, così come la fatica, è tanta e qui so di non essere più sul confine, ma di sentirmi certo di questo.

Il resto dell strada, che mi riporta a Volpedo, è una piacevole discesa o brevi e veloci saliscendi che, dopo 75km, pongono fine alle mia pedalata domenicale. Giunto in paese, mi sorpassa l’auto del “fine corsa”.

Percorso:

Altimetria salita Giarolo
Altimetria salita Dernice

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