Su e giù sui colli Pavesi

SegpicpE’ un sabato mattina uggioso. Il cielo promette con indecisione altalenante di versare le sue lacrime. Lo scruto sorseggiando il caffè e giungiamo al tacito accordo: mi darà tregua, me ne convinco.
Non passa molto tempo e sono già in viaggio con bici al seguito.

Salto in sella e mi metto in marcia partendo da Retorbido, tra Pavia e Rivanazzano, dove da alcuni mesi sono in corso delle proteste della popolazione contro la realizzazione di un inceneritore.
E’ un paese tranquillo, placido e sotto un cielo che per ora si trattiene, inizio la mia salita verso Rocca Susella. Le prime rampe, che si snodano nel bosco e nel silenzio, sono pedalabilissime. Dopo un paio di chilometri invece le pendenze si fanno crescenti fino a raggiungere l’8%. Man mano che salgo vengo avvolto da una fitta nebbia che sa di novembre, di castagne, di funghi, di una stagione lontana. Continuo la mia prima fatica di giornata immergendomi in quella coltre fumosa che avvolge e nasconde ogni cosa. Le abitazioni che incontro si fanno vive all’ultimo, come in un bosco fatato sopraffatto da un incantesimo.

Scollinato a quota 600m circa, mi getto in discesa lasciandomi la nebbia alle spalle.
Sarà la scarsa visibilità, o il fatto di essere concentrato sulla discesa, ma sbaglio strada scendendo molto più de dovuto. Mi ritrovo così a dover tornare indietro e riprendere quota aggiungendo al mio percorso 5km di scalata non prevista.
Una lepre dalle orecchie enormi mi attende sul ciglio della strada e per un attimo mi sento come il Cappellaio Matto nel paese delle meraviglie. Provo a fotografarla, ma sparisce dalla mia vista in un batter d’occhio.
Completata la risalita, le energie ne risentono, ma ormai in quota, proseguo su continui saliscendi che si fanno via via salita ininterrotta, non difficile, sino ai 619m di Passo del Carmine, seconda asperità di giornata.
La discesa verso il Lago di Trebecco, che intravedo sempre più vicino, è molto tecnica, ma l’asfalto in ottime condizioni facilita il percorso.

Segpicp2Costeggio il bel lago per buona parte del suo specchio, fino a imboccare la strada che porta a Valverde, dove inizia la terza e ultima asperità e dove il cielo lascia trapassare qualche raggio di sole.

La salita inizialmente è dolce, ma pedalata dopo pedalata, le pendenze si fanno sempre più dure. In alcuni strappi fatico e sento le gambe reclamare riposo.
Vado avanti stringendo i denti, perchè credo fermamente che sia proprio quando si superano le difficoltà che ci si arricchisce e ci si sente fieri di se.
Terminata l’ascesa e dopo un respiro profondo, comincio la lenta e pedalabile discesa che mi conduce sino a Ponte Nizza, dove imbocco la statale che mi riporta al punto di partenza.

E’ ormai pomeriggio inoltrato, il cielo mi ha graziato e io ho percorso 75km su un tracciato simile a un encefalogramma. Le gambe sono indolenzite, nonostante le quote moderate. La stanchezza affiora respiro dopo respiro, ma sono fiero di non aver mollato e aver portato a termine il mio giro tra salita, discesa, nebbia, silenzio, paesi avvolti da incantesimi e bianconigli dal paese delle meraviglie. Per un attimo mi chiedo se sia stato tutto vero o frutto della mia fantasia, ma poi guardo Naima, la mia bici, e capisco che è lei a rendere tutto magico, tenendomi sospeso sul mondo.

Percorso:

Altimetria:

SegpicpAlt

Foto:

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