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La maggior parte delle idee, o delle follie a seconda dei punti di vista, nascono nelle sere d’inverno, quando fuori il cielo si fa scuro troppo presto e il freddo addenta famelicamente ogni cosa.

Venerdì e sabato sono a Modena per il Modenabuk, fiera della piccola e media editoria. Guardo gli orari del treno, studio, decido: venerdì mattina vado al lavoro in bici come sempre, poi dalla stazione di Milano Lambrate, venerdì sera, prendo il treno per Modena. E la bici? Beh è un treno regionale, la porto con me così al ritorno farò dalla stazione a casa in bici. Perfetto. Aspetta, ma se domenica ci fosse bel tempo potrei… Vediamo… Beh però sono 200 e passa km… Troppi… Non li ho mai fatti… No no… Facciamo così: se c’è bel tempo parto in bici e quando sono stanco mi fermo e prendo il treno.

Domenica mattina Modena è sovrastata da un cielo grigio, opaco e il suolo è percorso da una foschia che serpeggia silenziosa un po’ ovunque. Sono circa le 8,30; gradi più o meno la metà, quando affranco la borsa sul portapacchi e mi avvio sui pedali. Lasciare Modena ancora dormiente, non è così semplice: quasi fossero delle mura di una città medioevale, devo superare la ferrovia, la statale, l’autostrada e il fiume Secchia; che si intersecano come i fili di un maglione. Ce la faccio senza troppi problemi con un’immaginaria gimkana che mi porta sulla SP413. Raggiungo Lesignana prima e Carpi poi, dove fervono i preparativi per il mercato. Il già poco traffico domenicale si dissolve nella nebbiolina quando imbocco la SP1 che mi permette di raggiungere Rio Saliceto e Novellara. Il mio sguardo cerca Remedios la bella, ma tutto quello che trovo è il risveglio del Nomadincontro.

Proseguo sino a raggiungere Guastalla, dove imbocco la strada che costeggia l’argine del Po. I paesi, adagiati sulla riva, si susseguono inossidabili nel tempo. La vita sembra scorrere lenta qui, come l’acqua scura del fiume che scivola via indifferente. Lambisco Brescello, teatro delle amichevoli controversie tra Don Camillo e Peppone. Sorrido al pensiero, mentre saluto l’Emilia per entrare in Lombardia.

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Raggiungo subito Viadana, mecca del rugby. Mi aspetto di trovare case, cose e chiese ovali, invece mi arrivano solo le grida di una partita di calcio tra bambini. Scruto il cielo, che non vuole saperne di lasciar filtrare qualche raggio di sole, mentre di tanto in tanto un sospiro di aria fredda mi raggiunge e mi coglie di sorpresa. La temperatura non sale mai in doppia cifra, così non mi fermo troppo e mi rimetto in marcia. Raggiungo Casalmaggiore, Motta Baluffi e San Daniele Po, prima di arrivare a Cremona, città nota per le tre T. Ne vedo solo una delle tre: le torri, che spiccano il volo dalle case verso un tetto argentato. E’ ormai pomeriggio e il contachilometri segna già 120.

Acquanegra, Pizzighettone, Maleo, Codogno, Casalpusterlego. Paesi dal nome noto che mi riportano verso casa. A Chignolo Po finalmente il soffitto sopra il caschetto si fa azzurro e qualche raggio di sole mi riscalda le spalle. La bella sensazione dura poco però perché, un po’ per l’aria che si fa più insistente e un po’ per la stanchezza che comincia a farsi sentire, sono costretto a rinfilarmi il giubbotto, tolto poco prima. Da Belgioioso ormai non ho più bisogno di controllare la cartina. Pavia è a portata di ruota e la raggiungo poco prima di tagliare il traguardo dei 200 km.

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Un bel tramonto d’inverno fa da sfondo alle ultime pedalate. Sono ormai le 5 passate e la temperatura fa pendant con l’orario. Fortunatamente, l’aria seppur fredda, è leggermente a favore e mi sospinge sino a casa. Fermo il contachilometri a quota 209,6 km, percorsi in 8 ore e 18 minuti. Il mio corpo reclama una doccia, rimandata di poco perché mentre entro in casa suona il telefono:

“Sei arrivato?”
“Si: sto entrando ora in casa”
“Sei partito tardi. Tutto bene il viaggio in treno?”
“Tutto bene, me la sono presa comoda”.

Mappa del percorso

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