Il muro di Denny

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Per scrivere di questa avventura ciclante, devo necesssariamente fare qualche pedalata indietro, quasi fossi su una bici a scatto fisso e invertissi improvvisamente il senso di pedalata.

Innanzitutto cos’è Luparound: un gioco tra amici con 50 salite, ognuna di queste vale 1 punto indipendentemente dal tempo che si impiega a scalarle. Un tempo in realtà c’è: dal 1 marzo al 31 ottobre per farne il più possibile. Perchè? Per fronteggiare l’A.T., meglio nota come atassia teleangectasia, una malattia degenerativa nervosa molto rara e, a oggi purtroppo, senza soluzione.

Con questo video del nostro RandoRapper Enzo, credo si possa capire meglio:

Ricordo ancora quando i primi giorni dell’anno Andrea, l’ideatore di Luparound, pubblicò sul sito l’elenco delle 50 salite. Ricordo come si storse le mia bocca, in una smorfia mista a semiparesi facciale, quando lessi “Muro di Sormano”. Il Muro l’avevo già scalato nel 2014 (sempre causa Andrea) e stavo provando a dimenticarlo. Già perchè, per me, quella non è una salita. E’ uno scherzo sadico, è un’assurdità, è una fottuta apnea, è un disturbo visivo.

Va bene, mi sono detto, farò le altre.
Come spesso accade però il destino fortunatamente non si adegua, non si arrende. Ti sfida, ti corre incontro. Succede così che alla festa di Enzo in vista del suo viaggio a pedali in Patagonia (tanta stima fratello), incrocio Denny. Pochi minuti, ma mi bastano per darmi una carica enorme. Denny è un ragazzo. Denny sogna di andare sullo Stelvio. Denny ha la luce negli occhi. Denny è un guerriero, un combattente. Denny sfida ogni giorno l’A.T. e ogni giorno la batte in volata.
Succede poi che Andrea pubblica sul sito i premi speciali di Luparound e annuncia che, il primo che scalerà una salita, darà a quella salita il suo nome.
La lampadina si accende, prendo un giorno di permesso da lavoro e parto. Verso cosa? La salita con la pendenza media più dura. Perchè quella è l’unica che abbia senso per iniziare.

Sono quasi le 10 quando muovo da Como le prime pedalate. L’aria è fresca e odora ancora della pioggia degli ultimi giorni, ma il cielo è di un azzurro talmente intenso da far brillare il lago. Il sole sa già di primavera e asciuga le ultime macchie umide delle strade, praticamente deserte.
A Nesso tolgo finalmente il giubbotto, svolto a destra e inizio a salire, destinazione Colma. Me la godo: vista mozzafiato sul lago, sole che mi scalda il caschetto e silenzio più totale. Arrivo in cima dopo 13km di ascesa, a quota 1124m. La vista è splendida, con la Grigna ancora innevata. Non mi fermo troppo, mi copro e giù in discesa verso Sormano. le ruote corrono veloci e dentro mi chiedo quanto stia scendendo, calcolando che il Muro mi riporterà a quota 1124 in soli 2km! Perdo quota per quasi 5km… Che dovrò recuperare in meno della metà! Ma è tardi per pensarci, per fare calcoli empirici, perchè ho giusto il tempo di scoprirmi, smollare il cambio, volgere un pensiero a Denny e lanciarmi in quella goffa danza ciondolante sui pedali. Sento la ruota anteriore che si impenna, mentre i metri di dislivello corrono lenti sull’asfalto. 880, 881, 882… Arrivare a mille sarà un istante infinito. Guardo avanti: la strada sale verticale verso il cielo, intervallata di tanto in tanto da un tornante impossibile. Non mollo e anzi, metro dopo metro, capisco che, quella salita, non la sto scalando da solo. Allora mi alzo sui pedali, immaginando uno scatto che in realtà non c’è, ma poco importa perchè un altro paio di metri di altitudine li ho lasciati alle spalle.
Giungo in cima dopo 18′ di sudore e apnea. Il muro non mi fa più paura ora. Torno sui miei passi, torno su quelle pendenze immonde e assurde, per adagiare un foglio sull’asfalto e dedicare quella salita a chi l’ha percorsa con me.

Mentre torno a casa mi chiedo se sia stato il primo a scalare il Muro di Sormano perchè, in tal caso, vorrei fosse ribattezzato il Muro di Denny.

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Foto:

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