L’infinita ascesa al Passo San Marco

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Dopo le salite della zona Lariana, decido di andare alla conquista del mio primo punto Alpenround, misurandomi con salite e altitudini da far tremare i polsi: il Passo San Marco.

Il Passo San Marco, 1992 m s.l.m., è la porta d’accesso che mette in comunicazione la Val Brembana con la Valtellina. La strada del valico fu costruita dalla Repubblica di Venezia, difatti si possono ancora scorgere le insegne col leone alato. Ciclisticamente non ha una grande storia e forse non ha tutta l’attenzione che meriterebbe. In realtà però, chi lo ha scalato, lo definisce un “piccolo Gavia” a causa della struttura della salita e soprattutto della lunghezza. Da Morbegno infatti la salita misura 27km con pendenze che arrivano al 12% e un dislivello di 1700m, mentre dal versante Bergamasco la salita misura 20 km con pendenze che arrivano al 16% e un dislivello di 1500m. Io opto per il secondo.

PSM2Mi metto in marcia alle prime luci dell’alba, quando ancora in giro non si vede anima viva e a farmi compagnia nel mio viaggio verso la stazione incontro solo lepri e aironi. Il treno con destinazione Bergamo parte dalla Stazione Centrale di Milano alle 7.10 e io con lui.
Raggiungo la città Orobica alle 8 e, sotto un sole tiepido e un’aria fresca, mi metto in marcia. Nel primo tratto sono costretto a seguire la SS470, parecchio trafficata. Giunto a Zogno però lascio la Statale per imboccare la Ciclovia della Val Brembana. Si tratta di un bellissimo percorso, di oltre 20 km, quasi interamente separato dal traffico, salvo alcuni brevi tratti su strade poco battute dalle auto. PSM3La Ciclovia segue sostanzialmente il corso del Brembo, torrente dalle acque limpide che segue la mia marcia. Il percorso, immerso nel verde e con le montagne a fare da cornice, è veramente stupendo e quasi non mi accorgo di pedalare costantemente in leggera ascesa. Difatti si passa dai 300m di Zogno ai 530 di Piazza Brembana. Poco prima della fine della ciclovia, la abbandono continuando a seguire il corso del Brembo e cominciando, da Olmo al Brembo, la salita vera e propria.

Per i primi 4/5 km la salita è pedalabile, ma nonostante ciò cerco di non farmi prendere dall’entusiasmo e continuo del mio passo. La scelta è saggia anche perchè all’ingresso di Mezzoldo le pendenze si fanno ben più impegnative, andando via via crescendo fino ad oltre il 10%. Un po’ di respiro lo si ha giunti alla diga, dove la strada spiana.

PSM4E’ solo un’illusione perchè appena si incrociano le prime abitazioni in località Madonna delle Nevi, la strada riprende a inerpicarsi decisa. Al cicglio della strada capre, cavalli e mucche pascolano amabilmente. Io fatico, stringo i denti, ma non mollo. Il rifugio Ca’ San Marco si fa sempre più vicino e lo raggiungo dopo circa 18 km di ascesa. Una breve sosta per dissetarmi e ammirare il panorama è d’obbligo.

Nonostante manchino meno di due km alla vetta, ancora non si scorge il valico che rimane ben nascosto alla vista sino all’ultimo. Per l’occasione rimane anche ben avvolto dalla nebbia che lo cela dai raggi caldi del sole. Cumuli di neve si scorgono ancora nelle zone dove non arriva il sole. In vetta spira un vento freddo e deciso, ma la soddisfazione è tanta.
Fatte le foto di rito, mi avvio in discesa e riemergo dalle nubi, godendomi la splendida discesa e i raggi del sole che mi conducono sino a Morbegno.
Da qui riprendo il treno che mi riporta a Milano, dopo 95 km percorsi.

PSM5Nel viaggio di ritorno la stanchezza si fa sentire. Le voci di due ciclisti seduti accanto si fanno sempre più distanti fino a sparire mentre i miei occhi si chiudono. Mi risveglio a Monza, tempo di capire chi e dove sono, scendere dal treno e ripercorre gli ultimi km che mi conducono sino a casa, mentre il sole comincia a rosseggiare.

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