SardegnAPedali

BandieraSardaMia500

Giorni di viaggio: 13 giorni (dal 24/6 al 6/7)
Distanza totale: 1196 km
Tappe: qui l’elenco delle tappe percorse
Consigli: serie di consigli di viaggioVideo del viaggio: lo trovate qui

Sorseggio un’amara Ichnusa (la birra sarda per eccellenza) mentre la nave si allontana lenta dalla Sardegna.
Capisco che non è la birra a essere amara, ma sono io che sento quel sapore acre in gola, quel gusto aspro che ha la malinconia. Guardo le onde create dal traghetto, che formano quasi una strada verso la costa, sempre più minuscola e lontana. Rimango lì, immobile sul pontile più alto, mentre il cielo si fa scuro, la terra affonda nel mare e l’aria porta via gli ultimi sguardi luccicanti.

sapGià, perchè #SardegnAPedali è nata un po’ per caso, in un momento di apatia, davanti allo schermo del pc. Avevo altri viaggi in mente, che forse farò, ma come spesso mi accade, cambio idea all’ultimo, scombinando ogni cosa.

Mi sono ritrovato così in Sardegna, a Olbia, deciso dopo l’Elba, a “conquistare” un’altra isola. Alla fine è lei che ha conquistato me.

Proprio così: la Sardegna è un’isola che ti sorprende, ti prende e ti rapisce l’anima.
E’ l’isola dei dossi. Non so quanti cartelli “dosso” ho visto, ho perso il conto in pochi giorni. So solo per certo di non aver mai usato così tanto il cambio della bicicletta nei miei precedenti viaggi. La pianura non esiste: o si sale o si scende, tanto o poco.
E’ l’sola del mare cristallino, dove ti ritrovi su una spiaggia e pensi “non troverò mai un’acqua più limpida”. Poi la trovi. Di solito alla spiaggia subito dopo.
E’ l’isola del sole, caldo e torrido. In alcuni momenti, difficilmente sopportabile. Alcune zone sono autenticamente deserto e non mi ha stupito più di tanto aver trovato anche le dune di sabbia.
E’ l’isola degli insetti, di ogni tipo: farfalle, api, formiche, zanzare, grilli, cicale e altri a me ignoti. Un insetto diverso mi ha fatto compagnia in ogni campeggio, senza mai creare fastidi. I grilli hanno spesso allietato le nottate in tenda, le cicale invece le pedalate diurne.
E’ l’isola del vento che soffia sempre, con più o meno intensità. Modella le pietre più dure, piega le piante più tenaci e fa volare i sogni in cielo come gli aquiloni.
E’ l’isola dei fiori, di ogni colore, forma e profumo.
E’ l’isola dei bambini, che saltellano sul posto all’arrivo di ogni onda, con la voglia di gettarsi in acqua e la paura che li ancora a terra. Ma le onde tornano e ti danno sempre una nuova possibilità.
E’ l’isola degli animali, che trovi un po’ ovunque: pecore, capre, mucche, cavalli, asini e purtroppo anche qualche cane randagio.
E’ l’isola della musica, quella sarda, che mi ricorda lontanamente quella folk irlandese che adoro.
E’ l’isola delle albe e dei tramonti. Proprio così: perchè se sei da una parte o dall’altra, ti sorprendono dritto negli occhi.
E’ l’isola dei pastori erranti, che vagano liberi da ogni vincolo, forma e costrizione.
E’ l’isola delle storie, raccontate dalle persone comuni quando ti fermi nelle piazze dei paesini, nei caldi e lenti pomeriggi estivi. Storie spesso malinconiche. Storie di gente stipata sotto terra alla ricerca di ferro, carbone e altri minerali, ma che alla fine è riemersa in superficie, per poter ammirare un cielo affollato di stelle.
Quasi tutte le notti sono rimasto affascinato davanti a quella miriade di puntini luminosi, a pensare che se fossero improvvisamente cadute tutte, non avrei avuto abbastanza desideri da esprimere.

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