Randonnée tra riso, vino… E buche

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Milano è ancora avvolta da una fitta foschia di sonno e silenzio, mentre compilo il modulo d’iscrizione alla Randonnèe tra riso e vino. Partecipo con piacere perché lambisce le zone dove vivo e dove mi ritrovo spesso a pedalare. Non c’è molta gente alla partenza e i primi giri di ruota, mossi dal sud Milano, non vedono un ritmo serrato. Mi accodo così a un gruppo di ciclisti fino a lasciare definitivamente il capoluogo meneghino.
A Landriano inizia la provincia Pavese e con essa l’asfalto si fa subito precario e discontinuo. L’andatura del gruppo diventa una sorta di gincana tra voragini aperte sull’asfato, simili a tane di talpe. Il silenzio mattutino è interrotto dalle imprecazioni per le forature, dal rumore secco e metallico dei raggi rotti, o dalla caduta di qualsivoglia oggetto per via delle sollecitazioni.

Conoscendole, sapevo delle pessime condizioni delle strade pavesi, opto ancora una volta per staccarmi e proseguire per gli affari miei, di modo da avere piena visibilità della sede stradale. Lo sfondo, almeno inizialmente, è quello dei campi ancora umidi dalla notte, delle risaie che riflettono il primo sole incerto e dei prati spettinati dal vento che ogni tanto soffia deciso. A Spessa sorpasso il corso del Po per raggiungere poi Stradella. I km sono 70 e lo scenario diventa quello delle colline ornate di vigneti, tipico dell’Oltrepo Pavese.
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L’asfalto, sempre più rugoso e difforme, inizia intanto a salire verso Montescano prima e Passo del Carmine poi, fino a toccare i 565m d’altitudine. Vuoi per l’ascesa, o vuoi per la giornata che entra nel vivo, il caldo conquista la scena, accarezzandomi le braccia. Inizia la discesa e la sede stradale si trasforma in una fetta di gruviera, mista a pastafrolla. Ringrazio il cielo di essere da solo e poter inventare le traiettorie, degne di un ubriaco sobrio. Purtroppo, come immaginavo, non a tutti va per il verso giusto e qualcuno rovina a terra. Il nuovo passaggio sul Po, dopo 135km, segna il ritorno alla pianura e alla campagna. Gruppi di ciclisti mi raggiungo, li seguo per qualche chilometro, ma alla fine opto sempre per proseguire del mio passo.

Per passare il km 170 devo trattenere il respiro perché il tragitto prevede di passare dal punto dove avevo avuto l’incidente il bici lo scorso agosto. Lo avevo visto guardando la traccia, ma non ci avevo voluto pensare. Dallo scorso agosto non avevo più percorso quella lingua d’asfalto e ammetto candidamente che ripassarci, ha fatto sì che un brivido si materializzasse sulla mia pelle nonostante il caldo.

L’ultimo controllo è a Vigevano, nella bellissima Piazza Ducale. Peccato solo per il lungo tratto di pavè da percorre che, dopo le tante buche, non viene preso propriamente col sorriso. La notizia di qualche altra caduta mi raggiunge, mentre faccio vidimare il cartellino giallo.

Ancora una volta riparto da solo per quelli che sono gli ultimi 30km attraverso i campi di grano della periferia milanese. Strade di casa che mi trovo spesso a percorrere.

La stanchezza inizia a farsi sentire nelle gambe, ma il traguardo (208km) si materializza sotto le ruote prima del previsto, merito anche del vento favorevole che mi scorta nell’ultima parte.

Strappo così il terzo cartellino giallo in dieci giorni (che non prevede una squalifica 😀 ), ma soprattutto strappo un sorriso per aver trovato forzatamente il coraggio di ripassare da quel punto nefasto che mi aveva visto cadere rovinosamente al suolo. Sorrido e me lo lascio alle spalle e sparisco all’orizzonte.

Il mio percorso

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