Randonnée Gran Milan – 200Km

DISTANZA:
199Km
DISLIVELLO:
2250m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Lacchiarella (MI)
Percorso ad anello con un tratto comune.
Vedi mappa percorso

SALITE AFFRONTATE:
– Costa Cavalieri – 538m
Passo Pietragravina – 729m
Passo Penice – 1145m
– Pometo (Piccolo Stelvio Pavese) – 534m

DIFFICOLTA’:
35
PANORAMA:
4

DESCRIZIONE:
Sono passati più di 6 mesi dall’ultima randonnée e quel mondo semplice e incomprensibile, fatto di fatica e panorami, sudore ed emozioni, che si intrecciano nello stomaco come sentimenti contrastanti, ci manca.

Nel corso dei vari mesi le società organizzatrici e ARI, hanno provato a proporre la modalità “random” che sostanzialmente annienta ogni contatto sociale, ciononostante, soprattutto al centro-nord, la quasi totalità degli eventi in calendario, è stata annullata.

Uno spiraglio di luce all’orizzonte si intravede nella settimana tra il 22 e il 28 marzo, quando la società ciclistica Genova 1913, che in barba a ogni ovvietà è di Milano, ufficializza che la Randonnée Gran Milan di 200Km si svolgerà regolarmente, in una formula inedita: partenza vecchio stile e controlli in modalità random.
Ci iscriviamo senza pensarci troppo, ma quando vediamo che le adesioni rasentano le 200 unità, cominciamo a chiederci quanto sarà possibile mantenere il distanziamento e come verrà gestito il tutto.

Domenica 28 marzo è una giornata strana: forse perché nella notte siamo passati all’ora legale, forse perché ci svegliamo alle 5.30, ma in realtà sono le 4.30.
Claudia e io partiamo con destinazione Lacchiarella (MI) su strade deserte e sotto un cielo uggioso che non sembra avere troppa voglia di farci vedere il sole. L’aria è umida e, quando giungiamo alla cascina Coriasco dove è prevista la partenza, troviamo una fila di auto. L’accesso al parcheggio è scaglionato, sotto lo sguardo attento di un simpatico ‘John Wayne’ che, con due termoscanner, uno per mano, preme il grilletto senza esitazione. La mano più veloce del Parco Agricolo Sud Milano!
Entrati nel parcheggio l’organizzazione è semplicemente perfetta: fila ordinata e distanziata per il ritiro del pacco gara, così come per la partenza, dove basta inquadrare un QR Code è si può andare nel giro di pochi istanti. Partiamo verso le 8: ormai stanno già prendendo il via i ciclisti del percorso corto, mentre i randagi del 200 sono già sulla rotta verso l’Oltrepo. Questa è l’unica sensazione che mi mette un po’ di malinconia: il fatto di sapere tanti amici sono impegnati nella stessa manifestazione, ma ognuno per i fatti suoi , senza neanche salutarsi dopo mesi di lontananza da questo strano mondo.
L’aria umida ci congela le gote e le punte della dita, mentre in pochi minuti lasciamo la provincia di Milano. Già perché se la società Genova è di Milano, la Gran Milan si sviluppa per il 98% in provincia di Pavia. Raggiungiamo la Certosa e subito ci pare chiaro come il percorso sia stato curato nei minimi dettagli, con la traccia che prende una piccola stradina ciclabile sulla destra per farci lambire i muri del complesso monumentale. Pavia è ancora immersa nei sogni della domenica mattina, mentre attraversiamo il lastricato di Strada Nuova e il Ponte Coperto. La lasciamo attraverso una carrareccia di strada bianca e polverosa, di modo da farci evitare il più possibile le arterie principali.
I primi 50Km scorrono pianeggianti sotto le ruote con le colline verdeggianti che si fanno sempre più vicine. Giunti a Casteggio la musica cambia decisamente: l’asfalto prende a salire, dapprima con strappi intermittenti, poi in modo più deciso fino ad arrivare ai 538m di Costa Cavalieri, con la memoria che corre a ritroso alla scorsa estate, ripercorrendo le stesse strade del nostro giro tra le coltivazioni di lavanda. Sembra passata una vita da allora, o meglio un’epoca: quegli stessi posti oggi sono sguarniti e tristi, quasi disabilitati. A consolarci ci pensa il sole che finalmente decide di fare capolino e scaldarci le spalle, mentre ci godiamo la discesa. Di pianura se ne trova ben poca ora e, dopo uno strappo che ci porta appena sopra i 600m, scendiamo e risaliamo come in un encefalogramma fino ai 729m di Pietragravina. La discesa che ci conduce a Varzi si esaurisce in pochi minuti e, giunti nel caratteristico abitato, imbocchiamo la salita per il Passo Penice (1145m). Superati i 1000m di altitudine ed entrati nel fitto bosco, troviamo ancora la neve ai margini della strada. Al passo è posto il primo controllo di giornata: inquadriamo il QR Code, ci infiliamo le mantelline e siamo pronti a ripartire nella lunga discesa che ci scorta fino al lago di Trebecco. Le viste sulle colline e sui vigneti dell’Oltrepo sono bellissime: una coperta a quadri di campi e prati che si alternano con perfetta casualità.

Alla diga del Molato è tempo di riprendere a salire e lo facciamo tra la serie infinita di tornanti che valgono a questa ascesa l’appellativo di “Piccolo Stelvio Pavese”. Arriviamo così ai 534m di Ruino, lasciandoci andare alle pendenze favorevoli. Mentre le ruote corrono veloci, un gruppo di ciclisti della Nervianese ci sorpassa salutandoci. Noto però qualcosa di strano nello sguardo di Claudia che divampa improvvisamente di rabbia: “Facile superarmi in discesa”. La strada riprende a salire e, alle prime rampe, Claudia si alza sui pedali lanciandosi in un inseguimento furibondo degli ignari malcapitati in maglia bianco-nera. Li recupera e li stacca uno a uno, mentre io cerco di starle dietro anche se sento di essere al gancio. Fortunatamente arriviamo al secondo check point di giornata e posso riprendere fiato.
Al Km 148 notiamo che la traccia lascia la strada principale e sale oltre una curva, per poi fare ritorno. Decidiamo di seguirla ed è così, con questa chiccca degli organizzatori, che ci ritroviamo davanti a un ultimo belvedere sulle colline pavesi.
Gli ultimi zompelli si esaurisco rapidamente e, attraverso il ponte della Becca, in fase di ristrutturazione, passiamo in un sol colpo Po e Ticino.
I restanti 50Km sono di nuovo in pianura, che scorre rapida su strade di campagna per niente trafficate. A Pavia il gruppo bianco nero della Nervianese ci sorpassa di nuovo: temo il peggio. Assumo lo sguardo più possibile compassionevole, stile cane sgridato e bastonato. Senza parole supplico Claudia di non farmi inseguire da solo un gruppo di 15 ciclisti. Tace dietro gli occhiali scuri, mi rilasso e guardo le maglie della Nervianese scomparire all’orizzonte. La fatica comincia a farsi sentire, anche perché la giornata è forse la prima dell’anno davvero calda, dove si percepisce finalmente il sole accarezzarci la pelle. Rallentiamo un po’ concedendoci una sosta in una pasticceria e giungiamo al traguardo dopo 10 ore sui pedali. Il parcheggio è ormai quasi deserto. Non ci resta che ringraziare gli organizzatori, complimentarci per il percorso curato e tornare a casa soddisfatti e sereni, con la speranza che non debbano passare altri 6 mesi ora.

FOTO:

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