Pensi 3, sali 4

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Sabato 29 aprile. Cielo a macchie azzurre e grigie, mentre attraverso una Milano ancora avvolta nei sogni. Parto in treno dalla stazione di Lambrate. Destinazione Verona. Dal capoluogo scaligero mi attende impaziente un altro treno. Destinazione San Bonifacio.

Finalmente si pedala!
Pochi minuti e sono a Soave, centro nevralgico per la produzione di vino. Il luogo è di parola: splendide viti si arrampicano sulle colline circostanti e trattori affannati nel proprio lavoro sbuffano nervosi e arrancano.
Su una di quelle colline, quella di Castelcerino, iniziano le mie fatiche. Ho studiato più o meno attentamente le altimetrie e mi aspetto una tranquilla salita scaldagambe di 7km. Ho studiato le altimetrie, ma non le strade. Attacco la salita da un versante errato, decisamente più duro, con rampe che arrivano sino al 15%. La salita mi coglie di sorpresa e da scaldagambe si tramuta in spaccagambe. Fortunatamente però l’agonia è breve in quanto l’ascesa si conclude a quota 336m. La discesa è un po’ dissestata, ma così come la salita non è troppo lunga.

Sono trascorsi 20km e a Roncà inizia la seconda salita del menù odierno. Il Monte Calvarina (682m) lo prendo dal versante “giusto” (o meglio quello che volevo percorrere) ignorando il primo cartello e attaccandolo da via Roma. Questo si traduce in una salita più breve: 7km anzichè 10, ma con i primi 4km segnati da pendenze costanti sopra il 10%. Poco male, tanto ormai le gambe si erano già infiammate su Castelcerino 😀
Seguo il bivio per Brenton prima e ignoro quello per Arzignano poi. La salita intanto perde mordente concedendo un tratto di respiro prima dello sforzo finale che porta al bar-trattoria Ciclamino, dove è possibile rifocillarsi. Il tratto difficile è comunque quello iniziale, ma il panorama che si va via via aprendo sulla vallata distrae dal sudore che scende copioso dalla fronte.
Obbligatoriamente scendo dalla stessa strada da dove sono salito, ma al primo bivio che incontro, abbandono la strada fatta poco prima, seguendo le indicazioni per Arzignano che raggiungo in pochi minuti di piacevole discesa, passando così dal veronese al vicentino.

Imboccata la SP43, in leggera e impercettibile salita, raggiungo l’abitato di Chiampo. Seguo le indicazioni per Vestenanova e lascio la provinciale a favore di una strada sulla sinistra, dove le pendenze si fanno più avverse sotto le ruote. Dopo circa 10km di salita non impegnativa, a quota 850m, raggiungo l’abitato di Bolca, famoso per i reperti fossili. Da qui a Campofontana (1224m) mancano circa 8km di salita, più o meno costanti e regolari. A primeggiare su tutto è sicuramente il verde dei prati e dei pascoli che si perdono a vista d’occhio. Arrivato in cima, al cospetto dell’aquila che domina la valle e il monumento in memoria degli alpini, mi fermo qualche istante, ma un vento gelido e nuvoloni scuri mi fanno optare per coprirmi e scendere.

Mi illudo che le fatiche di giornata siano finite, ma oggi con le salite non ci prendo prorio! Giunto a Selva di Progno, con mia sorpresa e in barba alle 3 ascese messe in conto, la strada riprende a salire per la quarta volta e dai 570m dell’abitato mi conduce sino ai 1090m. I km nelle gambe intanto sono più di 80, ma questa volta posso davvero rilassarmi e godermi la leggera planata sino a Verona, dove si conclude il mio giro dopo 111km e oltre 2700m di inaspettato dislivello.

Percorso
Altimetria Castelcerino
Altimetria Calvarina
Altimetria Campofontana

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