Milano Bike Night

Era da tempo che avevo in mente di fare un giro in bicicletta per le vie di Milano di notte. Si, di notte: quando la gente dorme, le strade sono deserte e tutto assume un’altra dimensione. Ho sempre pensato che gli stessi posti che siamo abituati a vedere ricolmi di persone, di suoni, di colori, di odori; se visti deserti assumono tutto un altro aspetto, quasi non siano più gli stessi. Come se un’aurea magica e di mistero li avvolgesse.

Sul mezzo non avevo dubbi: la bici. Si muove agile e silenziosa, senza disturbare la quiete e lasciandoti respirare appieno l’aria fresca della notte.

Tutto questo era solo un’idea. Poi nella notte tra il 14 e il 15 febbraio è diventato realtà.

Mi sono svegliato alle 3 circa e ho guardato fuori dalla finestra di casa. Non sembrava fare troppo freddo. Nel cielo si vedeva la luce della luna piena, sotto un leggero strato di nuvole pallide. Bevuto il caffè e vestito mi sono messo in viaggio.

Nei 15 km che mi separano da Milano regnava il silenzio. Di tanto in tanto si sentivano rumori sinistri di sterpaglie e, solo a volte, riuscivo a scorgere la sagoma di un coniglio in fuga o di una nutria. A volte ho avuto l’impressione che i cespugli avessero occhi e orecchie, ma era solo una sensazione credo.
Di persone e auto non avevo notizia, quasi fossi restato solo. Il fascio di luce che proiettava la mia bicicletta era l’unico barlume che mi permetteva di vedere l’asfalto finchè le prime luci della città non mi hanno accolto.

I Navigli

100_6609_bn_miniLa prima tappa del mio viaggio notturno sono stati i Navigli, dove sono giunto poco dopo le 4. Credevo di trovarli completamente deserti, invece di tanto in tanto incrociavo gruppi di ragazzi che rincasavano dai festeggiamenti della serata. Qualcuno cercava un posto per far colazione, qualcuno viveva l’amore di una notte, qualcuno barcollava sul mondo. In lontanaza si sentivano i suoni di diverse sirene, chissà cos’era successo. Chissà quante storie si incrociano in una notte, quante vite, quanti sogni e quante emergenze.
Piazza XXIV Maggio sembrava il punto di partenza o di arrivo di mille storie. L’edicolante stava sistemando i giornali del nuovo giorno. Le storie della notte non facevano già più notizia.

100_6613_bn_miniHo fatto una picola deviazione e ho raggiunto Vicolo Lavandai, un luogo magico che mi riporta sempre indietro nel tempo. Ho sempre la sensazione di vedere le figure di anziane signore lavare i panni. Questa notte non ha fatto eccezione.

Porta Romana

Mi sono rimesso in marcia seguendo la circovallazione interna. L’asfalto sconnesso faceva sobbalzare la luce tremolante della bici. Qualche auto mi sorpassava di tanto in tando per poi sparire velocemente all’orizzonte. Sono bastati pochi minuti per raggiungere la vecchia porta di accesso alla città. Qualcuno sorpassandomi mi ha suonato e gridato qualcosa che non ho capito. Le uniche anime incontrate nella Piazza, erano una coppia che probabilmente stava tornando a casa dopo una romantica serata passata per celebrare San Valentino.

Corso Buenos Aires, la Stazione Centrale e Porta Venezia

Seuendo la stessa strada, mi sono rimesso in marcia. Ben presto ho lasciato alle mie spalle Piazza 5 Giornate e, giuto a Porta Venezia ho svoltato a destra imboccando la via dello shopping. I negozi riflettevano le loro insegne colorate sull’asfalto deserto. In lonananza si potevano scorgere le luci di Piazzale Loreto. E’ difficile spiegare come una via che solitamente si vede brulicante di gente, cambi totalmente aspetto quando la si percorre completamente deserta. Mi era già capitato di passarci la mattina presto, ma forse allora si sentivano già i primi suoni della giornata che stava per iniziare. Di notte invece tutto è silenzio. Buio. 100_6616_bn_miniSvoltato a sinistra, ho continuato a pedalare verso la Stazione Centrale. Ho sorpassato un mercato in fase di allestimento, dove le prime bancarelle cominciavano a fare capolino, come palme in un deserto d’asfalto. Di lì a qualche ora, quello stesso luogo si sarebbe animato di mille suoni, voci e colori.

La Stazione Centrale sembrava dormire, eppure qualcuno a passo svelto con la valigia in mano l’ho visto. Chissà dove andava. Stava partendo per una vacanza? Per lavoro? O stava scappando? Da cosa? Quante vite si incrociano sui binari dei treni.

Sono ripartito percorrendo il medesimo percorso fatto pochi minuti prima. Un furgoncino stava scaricando il pane fresco presso una panetteria, ma di odore di pane appena sfornato neanche l’ombra. Giunto ai Bastioni di Porta Venezia, mi sono fermato e ho volto un ultimo sguardo lungo Corso Buenos Aires.

La ciclabile che conduce verso il centro di Milano diceva che ero il ciclista numero 120 di giornata.

Duomo, Galleria e Alla Scala

100_6618_bn_miniGiunto in Piazza Duomo sono stato pervaso da un’emozione indescrivibile nel vedere la piazza completamente deserta. Oltre a me, le uniche anime presenti erano due turisti intenti a scattare le ultime foto prima di partire per tornare a casa, un vecchio con la barba in cerca di qualcosa o qualcuno e due ragazzi con troppo sonno e troppo alcol in corpo che si erano sistemati sulle sedie di uno dei bar ai lati della piazza, ancora chiuso. Avevano gli occhi socchiusi, intorpiditi dal freddo, come due piccioni sopraffatti dall’inverno.

100_6619_bn_miniCredo che poter vedere Piazza Duomo praticamente deserta sia una sensazione unica, ma ancora più impressione, se possibile, me l’ha fatta la Galleria. Non mi era mai successo, stando a uno degli ingressi, di poter scorgere l’uscita opposta. Di solito lo sguardo è interrotto da un numero infinito di persone che transitano al suo interno. Una fila continua di luci segnava il percorso, come una pista d’atterraggio per chissà quale aereo. Avrei voluto pedalare tra quelle luci, ma non credo sia permesso transitarvi in bici, così al fine di evitare inutili questioni, ho preferito aggirare la galleria, passare in Piazza San Fedele e portarmi in Piazza della Scala.

Il Teatro e Palazzo Marino erano custoditi dal solo sguardo stanco di Leonardo. Ho avuto la sensazione che anche lui volesse scendere dal piedistallo e riposare un po’ su una delle panchine che lo circondano. L’ho fatto io. Non tanto per la stanchezza, ma più per ammirare la Piazza a 360°. Dal profilo di Leonardo si poteva ammirare un’altra prospettiva della Galleria deserta.

Il Castello spento e l’Arco della Pace troppo buio

Improvvisamente l’aria cominciava a farsi pungente. Una brezza fredda aveva preso a soffiare debolmente e il mio respiro si condensava in piccole nubi di fumo. Lasciatomi il Duomo alle spalle, ho preoseguito lungo via dei Mercanti per raggiungere il Castello Sforzesco. Non nascondo la profonda delusione nel rendermi conto che il Castello non era illuminato. Ho provato inutilmente a scattare una foto, ma era troppo buio. Così ho optato per aggirare il Castello e gettarmi nel Parco Sempione. Era difficile scorgere la strada al buio, o meglio era difficile vedere eventuali buche. Gli unici rumori che si potevano sentire erano i latrati di due cani. 100_6623_bn_miniNon suoni rabbiosi, ma giocosi. L’odore di fiori era fortissimo, quasi a preannunciare un’imminente primavera. Ho raggiunto l’Arco della Pace, ma anche qui l’illuminazione precaria non mi ha permesso di catturare l’immagine che avevo in mente. Per terra, bicchieri di plastica prosciugati come pozzi di petrolio esausti, raccontavano una notte di festeggiamenti appena conclusa. Inavvertitamente ne ho schiacciato uno con la ruota anteriore e per un attimo ho interrotto quella momentanea quiete.

Piazzale Cadorna e Sant’Ambrogio

Erano ormai le 6. Non mi sembrava di aver trascorso così tanto tempo e non avevo idea che la notte fosse ormai agli sgoccioli. Il primo tram di giornata e un mezzo della nettezza urbana mi hanno invece fatto capire che di lì a poco la città si sarebbe svegliata  e io avrei dovuto rincasare come Cenerentola, prima che l’incantesimo svanisse.

Piazzale Cadorna era solcata da rare auto. L’enorme spillo col filo colorato, simbolo dell’operosità dei milanesi, troneggiava. Un turista si è avvicinato chiedendomi indicazioni per raggiungere la Stazione Centrale. Gli ho detto che il mezzo più rapido era la metropolitana, ma mi ha confessato che l’idea di viaggiare sotto terra non gli piaceva. Non ero a conoscenza di mezzi di bus che collegassero Cadorna a Centrale, così gli ho consigliato di chiedere a qualcuno più informato di me.

100_6625_bn_miniSono ripartito raggiungendo la Basilica di Sant’Ambrogio. Il cielo scuro stava ormai svanendo e in quel luogo ancora deserto, ho deciso che sarebbe stata l’ultima tappa del mio viaggio notturno.

Il ritorno a casa

Il freddo si faceva sentire con decisione ora, mentre il mercato di via Papiniano prendeva lentamente vita. Sul Naviglio Grande i tram erano ormai in sevizio e su quello Pavese i primi temerari intenti a fare footing cominciavano a fare capolino con i giubbetti colorati. La stanchezza per il poco sonno si faceva ormai sentire, ma era contrastata dalle belle sensazioni di quella notte, scorsa via veloce tra luoghi deserti e magici. Tanti sono i posti che si materializzavano nella mia mente e che avrei potuto visitare, ma magari sarà per la prossima volta.

Sono rincasato poco prima delle 8, una doccia veloce e una colazione calda potevano dare il via al nuovo giorno.

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