Il leggendario Bondone e lo schivo Manghen

 

Le gambe sono ancora indolenzite da Alpi4000, ma i tre giorni di pausa dal lavoro e il meteo clemente, mi convincono a partire alla scoperta di nuove vette a me ancora ignote.

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E’ venerdì mattina di inizio agosto e la mia avventura a pedali prende il via da Peschiera, costeggiando le acque luccicanti e placide del Garda. Non c’è troppo traffico e così viaggio tenendomi il lago sul fianco sinistro fino a Torbole. Saluto il Garda e imbocco il percorso ciclabile che, dopo avermi fatto superare un tratto in salita piuttosto deciso, viaggia separato dal traffico motorizzato. Superato Mori, imbocco la SP30 fino ad Aldeno, dove hanno inizio le fatiche di giornata.
Il menù del giorno prevede infatti di scalare il leggendario Monte Bondone: reso celebre dall’impresa di Charly Gaul che vinse e conquistò la maglia rosa nel Giro del ’56. In quell’occasione i ciclisti salirono da Trento e si trovarono coinvolti, già dal passo Rolle, in una tempesta di neve e ghiaccio. Se possibile sul Bondone le condizioni erano ancora peggiori, costringendo al ritiro 44 ciclisti su 87.
Nel mio caso le condizioni metereologiche sono ben diverse: è primo pomeriggio, fa caldo, un caldo torrido che prosciuga la borraccia quasi fosse bucata. Fortunatamente trovo diverse fontane lungo il percorso che mi permettono di fare rifornimento.
Da Aldeno la salita inizia in modo tranquillo, regolare, pedalabile. Il paese si fa sempre più distante tornante dopo tornante, fino a diventare un agglomerato di case in una conca verde. E’ nei pressi di Garniga, dopo circa 13km di ascesa, che la musica cambia improvvisamente. L’asfalto si impenna con decisione e, nel giro di 4 km, si solleva dai 1000m di altitudine ai 1500, con pendenze che non scendono mai sotto il 10%. Ciò che scende copioso è invece il sudore: dalla fronte, dalla schiena, lungo le braccia. Dal km 18 la salita rientra nei ranghi, quasi quei 4 km fossero stati un attimo di ribellione e, riprendendo a salire regolare e indifferente, arriva allo scollinamento. La discesa verso Trento è una lunga planata di circa 22km, utile per far asciugare la maglietta bagnata. Nel capoluogo trentino finisce la mia prima avventura: 139km percorsi e 1900m di dislivello.

Il mio percorso
Altimetria Monte Bondone

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Sabato mattina l’aria è fresca. Credo abbia piovuto sulle montagne attorno durante la notte, mentre nel cielo scuro di Trento si sono visti solo dei lampi improvvisi e dei tuoni lontani. Mi avvio lungo la ciclabile dell’Adige in direzione sud, accarezzato dal primo sole. Resto però sull’itinerario ciclabile solo per pochi km. Giunto a Mattarello, infatti, imbocco la SS349 che mi scalda subito le gambe facendomi salire fino ai 737m di Vigolo Vattaro. Una serie di tornanti mi fanno poi scendere fino al lago di Caldonazzo, dove imbocco la ciclabile della Valsugana. L’avevo già percorsa qualche anno fa e la ricordo ancora bene. I km scorrono via veloci e spensierati, lontani dal traffico e immersi nel verde. Raggiungo così Borgo Valsugana dove ad attendermi c’è l’ascesa verso il Passo Manghen, salita poco nota e spesso forse snobbata. E’ una salita lunga: oltre 23km. Inizialmente le pendenze non sono proibitive, ma man mano che si sale, complice anche l’aumentare della stanchezza, si fa decisamente più fatica. In particolare, gli ultimi 6/7 km si attestano costantemente sopra il 9%, in un andirivieni di tornanti che sembrano non finire più. Il passo si fa intuire dove sia, ma sembra non volersi materializzare sotto le ruote. Molto bello invece il panorama, che si apre sulla Valsugana e ripaga della fatica. Lo scollinamento arriva a quota 2047m. Non c’è molto al passo, ma qualche metro più sotto si può raggiungere un bel rifugio, accarezzato da un laghetto. Paesaggisticamente ben diversa, ma altrettanto affascinante, la discesa dall’altro versante: immersa nel verde del bosco. Raggiunta Molina di Fiemme, imbocco la SP71, che lascia sulla destra il torrente Avisio e la più trafficata statale. Tra un saliscendi e l’altro, la seguo fino a Civezzano, dove imbocco la SP17 che, dopo un ultimo breve strappo, mi riporta a Trento. L’ora non è tarda, così mi concedo un breve giro cittadino, prima di scendere di sella dopo 138km e 2500m di dislivello.

Il mio percorso
Altimetria Passo Manghen

A conti fatti, ho trovato paesaggisticamente molto più affascinante il poco noto Manghen, rispetto al più celebre Bondone.

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Domenica è tempo di tornare al punto di partenza. Da Trento decido di imboccare la ciclabile dell’Adige (così da evitare le sponde del Garda che immagino affollate) e seguirla per buona parte della giornata fino a Rivoli Veronese. Da lì, lascio la ciclabile, per deviare verso Lazise, dove mi ricongiungo col lago. Altri 10km mi separano da Peschiera, dove la mia pedalata si esaurisce dopo 97km.

Il mio percorso

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