I 4 Mori

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A pochi giorni dalla RandoAil percorsa sulle strade di casa, Claudia e io ci ritroviamo a Olbia, in Sardegna, dopo un viaggio in nave da tregenda e una notte praticamente insonne a causa del mare mosso.
Abbiamo deciso di coniugare le nostre ferie con i brevetti dei 4 Mori: 4 percorsi progressivi da 100, 200, 300 e 400Km. Una sfida impegnativa, dopo un’annata costellata da circa 30 randonnée a testa di distanza variabile.

Siamo ormai a fine settembre, ma sull’isola si percepisce ancora chiaramente un clima estivo e rilassato. Oltre ai brevetti dei 4 Mori, sono previsti in contemporanea altri 2 eventi: la Flying Flamingo (il periplo dell’isola in 10 tappe) e la 1.000 Flamingo (il periplo dell’isola no stop). Sulla nave viaggiamo con alcuni dei partecipanti alla 1000, coi quali facciamo amicizia. Marco, “vecchio” lupo di mare prestato al ciclismo che scruta l’orizzonte come il capitano Achab e conosce i venti come se fossero amici di famiglia, Pietro sempre sorridente e di buon umore come se avesse appena vinto al superenalotto e Rachel, precisa e ordinata con un programma da fare invidia al professor Raniero Cotti Borroni (per approfondimento).
A Olbia incontreremo il resto della truppa, dagli organizzatori ai partecipanti.

Una nota di colore: oltre al ciclismo, seguiamo anche la pallacanestro e, anche se con percorsi diversi, abbiamo giocato entrambi a livello amatoriale e siamo tifosi della Dinamo Sassari. Quando ad agosto abbiamo deciso di venire in Sardegna abbiamo iniziato a fantasticare circa l’occasione di vedere la squadra sarda giocare dal vivo. In barba a ogni speranza, il destino, il fato e il calendario hanno fatto si che nel primo giorno sull’isola, Sassari giocasse a Brescia la supercoppa, nel nostro giorno di riposo tra il 300 e il 400 giocasse a Varese la prima di campionato e nel giorno del nostro rientro, giocasse in casa la prima di Champion’s League. Tutto secondo programma, insomma!

1° MORO
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DISTANZA:
97Km
DISLIVELLO:
1400m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Olbia (SS) / Santa Teresa di Gallura (SS)
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SALITE AFFRONTATE:


Giovedì 29 settembre, dopo una buonissima colazione e sotto un sole tiepido ci ritroviamo tutti sui gradoni dell’hotel per la partenza in grande stile. L’asfalto è ancora umido da un improvviso e imprevisto scroscio di pioggia, ma il clima dovrebbe via via sistemarsi.

La partenza del 1° Moro coincide con il via delle altre due manifestazioni. Saremo una 40ina di persone, tutti sereni e sorridenti. I “nonstoppisti” partono decisi, i “10 tappisti” più tranquilli. Noi ci accodiamo ai secondi, con il solo obbiettivo di goderci i panorami che si susseguono lungo il Golfo degli Aranci, la Costa Smeralda e la Gallura.

Nei primi chilometri ci godiamo il bel sole, mentre mi ritrovo a percorrere la stessa identica strada del mio cicloviaggio in Sardegna del 2016. Le ruote della bici corrono a ritroso nel tempo coi pensieri, che sbucano di tanto in tanto sottopelle senza preavviso.

Ben presto le nuvole grigie hanno la meglio, ma senza badarci troppo ci fermiamo per un caffè gentilmente offerto da Mauro, conosciuto tra una pedalata e l’altra. Ci racconta di essere originario di Bologna, ma da anni ormai trascorre le sue estati a Cannigione, dove ha preso casa. Raggiungiamo insieme in tutta tranquillità Santa Teresa di Gallura nel primo pomeriggio. Volgiamo un ultimo saluto ai nonstoppisti che si avviano in senso opposto verso Castelsardo. L’orizzonte è occluso da un muro di nuvoloni neri poco incoraggianti.

Su consiglio degli organizzatori, prolunghiamo il percorso per una veloce visita al Faro di Capo Testa, in un labirinto di rocce modellate dal vento, prima di fare ritorno all’hotel, cambiarci e goderci la mezza giornata in spiaggia, incuranti del meteo. Il nostri sogni di sabbia e mare svaniscono appena giunti sulla riva, con quegli stessi nuvoloni minacciosi che, arroccati sulle nostre teste, si tramutano in pioggia. Battiamo in ritirata. Il pensiero va agli amici della 1000 non stop che sicuramente non se la stanno passando bene. Noi rimandiamo tutti i pensieri a domani.

FOTO:

2° MORO
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DISTANZA:
211Km
DISLIVELLO:
2300m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Santa Teresa di Gallura (SS) / Bosa (OR)
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SALITE AFFRONTATE:


Venerdì 30 settembre.
Alle 7.30, come da programma, dopo un adeguato riposo e una buona colazione, saremmo pronti a salire in sella e partire alla conquista del 2° Moro, ma dal cielo scuro la pioggia scende copiosa.
Rimaniamo immobili e speranzosi sulla porta dell’hotel di Santa Teresa di Gallura. Attendiamo inutilmente tempi migliori. Consultiamo i vari siti meteo dai telefonini, convincendoci che le previsioni più favorevoli siano quelle giuste.
Alle 8.20 la finestra di partenza (dura al massimo un’ora) sta per scadere: non abbiamo scelta. Gli amici della Flying Flamingo aspetteranno qualche ora per partire con la tappa odierna da 100Km. Li salutiamo.

I primi 70km sono tutti sotto la pioggia e lungo la costa settentrionale ho l’impressione di non trovarmi più in Sardegna, ma tra le Highlands Scozzesi.
Nei pressi di Castelsardo il cielo finalmente e quasi inaspettatamente si apre, il vento ci soffia dritto in faccia, ma chissenefrega pensiamo: finalmente il sole. Il peggio è alle spalle. O almeno crediamo.

A Porto Torres, scarpe a parte, siamo quasi asciutti, ma il tetro spettacolo davanti ai nostri occhi non lascia dubbi: altri nuvoloni, neri come pece, sovrastano il cielo e ben presto è di nuovo acqua, a secchiate. Andiamo avanti per inerzia, zuppi e infreddoliti. “Niente più fermate neanche per pisciare, si va dritti a casa senza più pensare” come canta De Gregori.
Ad Alghero le strade sono dei ruscelli, non vediamo dove mettiamo le ruote, procediamo a tentoni, a sensazione. Nel mentre è stata diramata l’allerta meteo per la pioggia e le scuole sono state chiuse.
Il tratto costiero dopo Alghero sembra non finire più, ma proprio sul finale si apre qualche macchia blu. Lividi nel cielo nero.

Smette di piovere e un inaspettato tramonto ci accoglie a Bosa. 211Km, 160 sotto l’acqua e quasi 11 ore trascorse. Entriamo in hotel gocciolanti. La stanza in 5′ si tramuta in una bancarella della fiera di Senigallia di Milano, nell’improbabile tentativo di asciugare tutto. Il secondo, fradicio, Moro lo conquistiamo così, con tanta fatica e sotto l’acqua.

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3° MORO
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DISTANZA:
307Km
DISLIVELLO:
3600m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Bosa (OR) / Olbia (SS)
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SALITE AFFRONTATE:


Sabato 1 ottobre.
Il buio avvolge ogni cosa, compresi i 9 umidi gradi che ci fanno battere i denti appena mettiamo il naso fuori dalla stanza. Le scarpe ancora bagnate dal giorno prima, ma lassù si vedono una miriade di stelle, molte di più che nei cieli di casa. Un vento gelido spira a intermittenze regolari, come le luci di natale sull’albero.

Alle 6.30 ripartiamo da Bosa e, in poche pedalate, la prima salita ci riscalda, mentre il cielo lentamente alza il sipario su una giornata finalmente di sole. Le notizie però non sono incoraggianti perché, dopo l’allerta pioggia di ieri, oggi è allerta vento.
Alghero porta ancora i segni dei temporali del giorno prima, ma mentre ci avviciniamo a Porto Torres le folate laterali si fanno sempre più insistenti e improvvise.

E’ Lui. Faccio mie le parole del Capitano Hacab Marco Rossi: “Il maestrale è un bastardo! Finché sei in mare aperto, lui ti soffia dritto in faccia, ma quando arriva sulla terra, risale la scogliera, si solleva tra le rocce e gli alberi e ripiomba giù in modo improvviso e casuale“. Pare per altro abbia una particolare avversione per i ciclisti e si nasconda per ore tra i boschi per poi sbucare di soppiatto al loro passaggio 😃

In realtà, arrivati nei pressi di Stintino, a noi va di gran lusso perché, procedendo verso est, il bastardo Maestrale ci prende letteralmente a calci nel didietro. La sensazione è quella di pedalare su una e-bike. Purtroppo invece le notizie che giungono dai compagni della 1000 Flamingo sono di altro stampo, con gente che si ritrova a rischiare di cadere sul passo di Genna Silana o che deve procedere con uno scarpino sganciato per far fronte alle folate improvvise.
Purtroppo per noi, a 10Km da Santa Teresa di Gallura, cambiamo direzione, ma il Maestrale no. Ci soffia accanto, prepotentemente e inaspettatamente. A ogni folata sbandiamo e in una di queste Claudia finisce fuori strada. Prontamente sgancia lo scarpino e tutto si risolve solo con uno spavento.

Procediamo con la massima prudenza, mentre il cielo si fa nuovamente buio. La ruota panoramica di Olbia, che vediamo con largo anticipo è una specie di miraggio. Un’oasi nel deserto. La raggiungiamo dopo 307Km e 16 ore e 30′ in sella, tra una folata improvvisa e l’altra ecco il 3° Moro. Contemporaneamente a noi, arrivano anche i primi avventurieri della 1000 no-stop. E’ una bella sensazione trovarsi di nuovo insieme, raccontandosi le reciproche dis-avventure.
Domani giorno di riposo e poi via con il 4° e ultimo Moro!

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4° MORO
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DISTANZA:
381Km
DISLIVELLO:
4000m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Olbia (SS) / Olbia (SS)
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SALITE AFFRONTATE:
– Passo Genna Silana (1080m) – Fatto 2 volte

Lunedì 3 ottobre.
Il giorno di riposo, trascorso in parte attendendo l’arrivo degli amici della 1000 Flamingo e in parte sulla spiaggia di Bados, ci ha permesso di recuperare preziose energie.

La mattina una splendida alba colora il cielo oltre il vetro. Il maestrale ha esaurito il suo respiro. Una giornata perfetta.

Alle 8.30 prendiamo il via, lasciandoci alle spalle un’Olbia affannata dai lavoratori del lunedì. Imbocchiamo l’orientale sarda che ci accompagnerà per quasi tutta la giornata.
I lunghi e infiniti stradoni ondulati, che ricordano terribilmente gli asfalti americani, si perdono all’orizzonte, nell’invisibile.
A Orosei, dove è posto il primo punto di controllo, ci prendiamo una pausa prima di iniziare l’eterna ed entusiasmante salita che ci porta ai 1000 metri del Passo di Genna Silana. Uno spettacolo unico!
Giunti sull’altopiano, l’ambiente mi ricorda quello delle Ande Sudamericane, a oggi viste solo nei documentari. Cavalli, mucche, pecore e capre girano liberi a bordo strada, in un ambiente dove l’uomo sembra non esistere.
Scendiamo a Tortolì per poi proseguire verso il check point di Arbatax. Siamo esattamente a metà percorso. Non ci resta che girare le bici e riavvolgere il nastro.

Nel giro di pochi km siamo nuovamente sulle pendici di Genna Silana, questa volta dal versante sud, mentre il cielo volge ormai all’imbrunire. A Baunei, circa metà salita, decidiamo di fermarci per una cena veloce.
Ripartiamo nel buio e nel silenzio, dove solo i nostri respiri scandiscono lo scorrere del tempo. Siamo di nuovo ai 1000m del passo, ci copriamo per poi lasciarci trasportare dall’infinita discesa.

A Dorgali facciamo una breve deviazione per il paese in cerca di un caffè. Nell’unico bar aperto strabuzzano gli occhi quasi fossimo due gringos fuorilegge che hanno appena attraversato il deserto. Ci chiedono dove siamo diretti. Quando gli diciamo “Olbia”, guardano l’ora e scoppiano a ridere. La macchinetta del caffè è già stata lavata per oggi, tutto quello che racimoliamo è una fiesta, che non mangiavamo da circa 20 anni, ma che in quel momento ci sembra buonissima.

Nel cuore della notte arriviamo nuovamente a Orosei e con immenso stupore troviamo un bar aperto. Un caffè doppio e ripartiamo. I 30km che seguono sono privi di centri abitati e tutto ciò che odiamo sono sinistri grugniti provenire da bordo strada.
Raggiungiamo Olbia mentre il sole sta nuovamente sorgendo, quasi quelle 22h e 05′ per conquistare il 4° Moro non fossero mai esistite. Invece no, è tutto vero!

Le nostre facce sono stanche, gli occhi pesanti per il sonno mancato, ma tutta questa avventura, dal 1° all’ultimo Moro, non può che strapparci un grande, soddisfatto, sorriso.

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