Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo

cgsavfficChi mi conosce, o meglio chi ha il mio numero di telefono, avrà letto il titolo di questo articolo centinaia di volte. Ce l’ho da mesi e mesi, come motto su WhatsApp. Prima ne avevo un’altra: “L’ordine è disordine con scarsa fantasia”.

Entrambe le frasi sono della medesima persona: Ivan.

Ivan, all’anagrafe Ivan Tresoldi, è un poeta di strada e i suoi versi, che lui chiama scaglie, si trovano dipinti sui muri di Milano.

Ricordo ancora il giorno che lessi la prima poesia di Ivan, quella citata poche righe qui sopra. Era il 29 dicembre 2013, ero in giro in bicicletta tra la nebbia di Corsico e il freddo di Buccinasco e, fuori da una scuola lessi quella frase bellissima. Mi fermai, la fotografai e la feci mia.oedcsfQualche tempo dopo, mentre tornavo a casa sui pedali, sull’Alzaia Naviglio Pavese lessi “L’omertà è silenzio assenzio”. Firma sempre di Ivan. Poco distante e poco tempo dopo, sempre in bici è stata la volta di “Non abbocate all’amo perchè i vermi sono loro” (o qualcosa di molto simile) e poi ancora “Il futuro non è più quello di una volta”.

Ogni giorno, girando in bici per le vie di Milano, il mio sguardo si è ritrovato a cercare frasi di Ivan e, quando mi è capitato di leggerne una, spesso la mia giornata è cambiata. Magari una giornata malinconica, triste o cupa, si è magicamente trasformata in una giornata migliore. O semplicemente un sorriso è spuntato sul mio viso.
Alcuni amici, leggendo le frasi di Ivan sul mio contatto e imbattendosi poi in quelle stesse frasi in giro per la città, hanno creduto che fossi io stesso a scriverle. Ho sempre negato, sinceramente, precisando che si trattava solo di un caso di omonimia, dato che anch’io mi chiamo Ivan.
Con un’amica addirittura abbiamo iniziato a mandarci le foto delle poesie di Ivan ogni volta che ne trovavamo una nuova. Quando per caso lei ne ha trovata una a Genova, abbiamo sconfinato oltre i margini meneghini.

Sono sempre stato convinto che nella vita alcune situazioni, possibilità, coincidenze, te le devi creare da te. Altre casualità, persone, episodi, sono destinati a incrociare la tua vita e prima o poi capiteranno, indipendentemente dalla tua volontà. Non ho mai capito il confine tra una cosa e l’altra, ammesso che ve ne sia uno.

Succede così, grazie a twitter e in particolare ad Antonella ( @antomiggi ), che vengo a scoprire Milanowallart, un progetto di restyling di via San Calimero, Via Pini e Piazza Cardinal Ferrari a Milano. Sembra davvero interessante ciò che stanno facendo, pur ammettendo candidamente di non essere affatto un esperto in materia e di essere attratto più che altro dai colori caldi e dai visi rappresentati.

Domenica 21 settembre è più una giornata di fine estate che di inizio autunno: il sole è caldo e splende alto nel cielo. Milano si popola di gente a piedi e in bici. Tra questi ultimi ci sono anch’io che pedalo deciso attraverso il Parco Agricolo Sud, con destinazione Via San Calimero. L’impatto visivo, giungendo a destinazione, è davvero stupefacente, ma il mio sguardo si sposta immediatamente sullo sfondo: su una serie di scritte rosse e nere su fondo grigio e un ragazzo chinato su di loro con un pennello in mano.
Mi avvicino timidamente e rimango incredulo e paralizzato nel riconoscere Ivan, colui che, senza saperlo, ha trasformato il mio girovagare in bici in una ricerca speranzosa e casuale.
Mi presento e provo a spiegargli quanto le sue scaglie abbiano suscitato emozioni nella mia anima. Ribatte che non devo ringraziarlo, ma è lui a dover ringraziare quelli che, come me, leggono le sue poesie e le diffondono. Penso che avendolo lì a portata di mano, potrei chiedergli quante frasi mi restano da cercare, ma nello stesso momento capisco che preferisco non saperlo e sperare di trovarne una nuova di tanto in tanto, quando meno me l’aspetto.
Mi chiede se mi piace il lavoro che sta portando avanti. Gli dico di si, che mi piacciono le forme delle scritte e i colori che ha usato. Mi rendo conto che chiunque si avvicini gli chiede cosa vi sia scritto, mentre io, forse banalmente, ho risposto di essere attratto positivamente dai colori.
Non mi interessa cosa vi sia scritto. Credo che se Ivan avesse voluto far comprendere cosa ci sia scritto, avrebbe utilizzato un carattere più comprensibile. Invece, forse, non è importante sapere cosa vi sia scritto, ma cosa quelle forme e quei colori suscitino in chi li guarda.
Supposizione puramente mia, in quanto in materia sono ignorante come ho già detto.

Ancora una volta però ho la conferma che il destino, a volte, decide che certe persone o situazioni debbano incontrare la tua vita e, per quanto la tua vita sia in mano tua, queste persone o situazioni, prima o poi la tua vita la incrociano.
Ne ho ulteriore conferma quando scopro in realtà di aver già incontrato Ivan in passato, vedendo, a mia insaputa, un suo concerto. Era tutto già scritto, solo che non lo sapevo.

Saluto e ringrazio Ivan ancora una volta, per poi alzarmi sui pedali e avviarmi verso casa. Sorrido mentre il sole inizia a farsi rossastro sui campi di grano. Fischietto canzoni al vento… Farò cantare il cielo?

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