Randonnée del Vallone Bellunese

DISTANZA:
201Km
DISLIVELLO:
2500m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Pedavena (BL)
Percorso ad anello con un tratto comune.
Vedi mappa percorso
SALITE AFFRONTATE:
Pieve d’Alpago – 695m

DIFFICOLTA’:
35
PANORAMA:
3

DESCRIZIONE / RACCONTO:
Dopo il ritorno alle randonnée nella Gran Milan, la spensieratezza e la voglia di serenità ci portano ad azzardare una trasferta in Veneto per prendere parte alla Randonnée del Vallone Bellunese. Claudia e io prendiamo il coraggio a quattro mani e proponiamo l’idea a Rosanna e Franco, Campioni Nazionali ARI 2019 (tuttora in carica visto l’annullamento dello scorso campionato), ma soprattutto cari amici e “vicini di casa”. E’ così, quasi increduli e straniti, che venerdì sera ci troviamo nella stessa locanda, con solo noi 4 come ospiti. E’ oltre un anno che non ci capita di vedere la sera altre persone e di scambiare quattro chiacchiere amabilmente.

Sabato mattina la sveglia suona alle 5.30 e, dopo una “colazione al sacco”, ci avviamo verso Pedavena dove è posto il punto di partenza. Anche questa rando si svolge in modalità random: lasciando quasi due giorni disponibili per la partenza e i controlli autogestiti tramite App sul telefono. Il via è posto all’ingresso dell’omonima birreria e, vederla chiusa, mette una malinconica nostalgia.
Ci mettiamo in marcia pochi minuti prima delle 7, sotto un cielo bigio e un’aria da una manciata di gradi al massimo. Pochi metri e Franco accosta: non riesce ad agganciare uno scarpino al pedale. Controlliamo la tacchetta che si sta sfaldando, ma si sa: le rando vanno fatte in autosufficienza, non c’è un’ammiraglia o una qualsiasi assistenza alle spalle e quindi si risale in sella e si va avanti. Per la cronaca sarà costretto a pedalare tutti i 200Km seduto per non rischiare di sganciare lo scarpino.

Pochi minuti, conditi da una fresca discesa e una salita, ed eccoci al primo controllo di Fonzaso. Inquadriamo il QR Code per attestare il passaggio e ripartiamo facendo ritorno verso Pedavena, che lambiamo appena.

Sul tracciato di pianura se ne scorge ben poca e capiamo da subito che sarà una giornata fatta da continui cambi di ritmo e pendenze. Nella prima parte del percorso, difficilmente riusciamo a innestare la moltiplica grande davanti, quasi stessimo pedalando su una lunga lama dentellata.

Percorrendo silenziose e solitarie strade secondarie, pian piano prendiamo quota fino a superare i 500m di altitudine, mentre le nuvole grigie celano il sole dietro al sipario. Il secondo check point è in corrispondenza della Certosa di Vedana, poco prima di Ponte Mas, dopo 56Km. Non lo notiamo minimamente, così proseguiamo spediti verso l’abitato. Solo quando notiamo il cartello del paese sbarrato, ci sorge il dubbio di aver saltato il controllo. Non ci resta che tornare sui nostri passi, anzi sulle nostre ruote e andare alla ricerca del “controllo perduto”. Tutto questo si traduce in 6Km in più da percorrere e un’incursione di Claudia al convento, chiedendo lumi a un’ignara suora.
Presi i voti, ripartiamo, ma non ci va molto meglio al check point successivo, dopo 64Km. Questa volta, per lo meno, ci rendiamo subito conto di averlo superato e ci fermiamo tempestivamente, grazie anche alle indicazioni di altri ciclisti. Salutiamo così momentaneamente il Feltrino e ci addentriamo nella Valbelluna che ci accoglie con la sua città madre. Lasciato il centro di Belluno alle spalle, prendiamo a salire verso il punto più alto di giornata. E’ un’ascesa regolare che si arrampica tramite ampi tornati e che ci accompagna fino ai 700m di Pieve d’Alpago. Il panorama raramente si apre sulla valle, mentre sull’asfalto sono ancora visibili le scritte per il passaggio del Giro d’Italia 2013. Rosanna si avvia del suo passo, Claudia e Franco salgono regolari qualche tornante più indietro e io faccio la spola tra “testa della corsa e inseguitori”. Giunti in vetta, sopra i nostri caschetti le nuvole si fanno minacciose e non lasciano presagire nulla di buono, mentre un’aria fredda ci graffia le guance. Decidiamo quindi di coprirci in fretta e ripartire in discesa. La decisione è saggia perché, appena scesi di quota, un agognato e ormai insperato sole ci accarezza finalmente la pelle intirizzita.

Il lago di Santa Croce è semplicemente splendido, di un azzurro topazio indescrivibile, come una pietra preziosa incastonata tra le montagne. Forse lo scorcio più bello di tutto il tracciato. Pedaliamo lungo la costa per quasi tutto il suo perimetro, beneficiando di eolo che, di tanto in tanto, ci da una spinta. Prima di lasciare il lago ci imbattiamo in un gregge di pecore: gruppo compatto.
Abbiamo ormai percorso 130Km e iniziato il lento ritorno verso il punto di partenza, tenendoci sul lato opposto del Piave. Spesso e volentieri il percorso si stacca dalla provinciale e si arrampica sui paesi abbarbicati sul fianco della montagna. Uno di questi è Polentes dove è posto, dopo 154Km, il quarto controllo di giornata. I cartelli per il San Boldo e il Nevegal ci fanno fantasticare, con aneddoti e racconti di vecchie rando e notti insonni, sospesi sui pedali.
A Trichiana, paese natale della nostra amica Elena, la sosta per fare la foto sotto il cartello del paese è d’obbligo.

Manca un ultimo controllo, che chiaramente è posto al termine di un ultimo, ennesimo, fastidioso, dentello. Claudia comincia ad accusare la stanchezza, ma è brava a stringere i denti e non darsi per vinta. Raggiungiamo Cart dopo 194Km. In realtà dovrebbero essere 188, ma noi abbiamo qualche chilometro in più sotto le ruote. Ora è fatta: perché il tratto che ci separa da Pedavena è per lo più in discesa.
Mentre tagliamo il traguardo, dopo 201 Km, Franco e io sogniamo inutilmente una buona birra fresca, ma le nostre gole secche si infrangono sul portone sbarrato dello stabilimento. Sarà per la prossima volta, per tempi migliori.
Non ci resta che cambiarci e fare ritorno a casa, non senza prima esserci accorti di aver lasciato le chiavi sulla portiera dell’auto incustodita, per circa 10 ore. In fondo, saremmo sempre potuti tornare in bicicletta… Cosa vuoi che siano 300 chilometri in più 😀 Claudia e io ci guardiamo e non possiamo far altro che sorridere per lo scampato pericolo e per un’altra rando da raccontare, portata a termine in compagnia di Rosanna e Franco.

FOTO:

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