Gran Tour Unesco

DISTANZA:
275Km 
DISLIVELLO:
4000m D+
PARTENZA / ARRIVO:
San Gimignano (SI)
Percorso ad anello.
Vedi mappa del percorso
SALITE AFFRONTATE:


DIFFICOLTA’:*
4
PANORAMI:*
4
ORGANIZZAZIONE:*
3
 

*Valutazioni personali

Dopo le fatiche della 1001Miglia per me e della RandoMeda per Claudia, decidiamo di iscriverci al Gran Tour Unesco: una randonnée di 300Km con partenza in notturna che si snoda tra le Crete Senesi, il Chianti e la Val d’Orcia. Territori tanto affascinanti quanto impervi e insidiosi.

Dopo un conciliabolo di giorni e uno studio approfondito della situazione traffico nella nostra penisola, decidiamo di caricare le bici in auto e raggiungere Aulla, dove parcheggiamo e proseguiamo in treno con bici al seguito fino a Poggibonsi. Nel giro di 12Km sui pedali, siamo nella splendida San Gimignano, la città delle torri, punto di partenza della manifestazione. Una passeggiata per le vie del caratteristico paese, una pennichella sulla panchina e una deliziosa cena occupano le ore che precedono la partenza. Prima però dobbiamo spostarci a Santa Lucia, qualche chilometro di distanza da San Gimignano, per ultimare le operazioni di iscrizione. In realtà scopriremo poi che era bellamente inutile: il ritrovo era solo per la gran fondo che si svolgerà il giorno seguente, in concomitanza con la rando, ma non era stato specificato.

Tornati dunque sui nostri passi, alle 22 prendiamo il via dal centro, tra gli applausi dei passanti e delle autorità locali. L’aria è pungente e la salita che si presenta subito sotto i nostri copertoni, la affrontiamo piacevolmente, con l’intento di scaldarci. Il buio avvolge ogni cosa e i confini sono incerti. La strada è sempre in ottimo stato e, col passare delle ore, un’aria gelida ci graffia le guance, tra una discesa e una salita… Una costante di tutto il percorso. Al primo controllo, dopo 58km, chiediamo un caffè caldo per ritemprarci, ma ci dicono che stanno chiudendo il bar. Difficile da credere vista la gente ancora assiepata sui tavolini. Proseguiamo rammaricati, avvicinandoci a Siena e lambendola appena.

Il tracciato prosegue spedito verso sud, fino a raggiungere San Quirico d’Orcia (Km 122), dove il controllo consiste in una foto scattata davanti al cartello del paese. I nostri ciclocomputer segnano appena 9° che ci entrano quasi nelle ossa. Nel bel mezzo della notte e nel bel mezzo del nulla, notiamo le luci di un benzinaio con le macchinette del caffè self service. Non ci parliamo neppure, forse convinti sia un miraggio e svoltiamo decisi verso quell’oasi che si tramuta in due bevande fumanti e biscotti sotto il cielo stellato. 

Non sono invece un miraggio il branco di cinghiali, l’istrice, la volpe e il cerbiatto che incrociamo. Sono emozioni allo stato puro.

Cominciamo finalmente a risalire verso la zona del Chianti, mentre lentamente il cielo si accende. Incontriamo diversi paesi, presso i quali sogniamo di trovare un bar aperto, ma la traccia ci tiene quasi sempre fuori dal centro abitato. Peccato, anche perché spesso si tratta di borghi caratteristici.
L’alba sulle colline brulle e pelate è un vero spettacolo, sicuramente il momento più bello di tutto il percorso. Troviamo finalmente un bar aperto, che ci ospita per colazione e per scacciare il sonno che inevitabilmente si fa sentire dopo una notte trascorsa in sella.

A Rapolano Terme (Km 188) è posto un nuovo punto di controllo, ma vista la recente sosta, ripartiamo immediatamente. Anche il freddo attenua la sua morsa, mentre il sole si leva alto nel cielo. Ci vorranno un po’ di chilometri prima di scaldarci e convincerci a svestire le mantelline e i guanti lunghi. 

Una salita, l’ennesima, velenosa, ci accompagna a Radda in Chianti (Km229) dove è posto l’ultimo checkpoint. Approfittiamo della pasticceria per uno spuntino goloso, anche perché l’ascesa non è terminata e ci serve un po’ di carburante. Bisogna raggiungere i 610m, prima di goderci la meritata discesa. 

Colle Val d’Elsa e la salita finale che ci riporta a San Gimignano sono le ultime asperità che incontriamo. La fatica si fa sentire, sia nelle gambe che sugli occhi, ma ormai ci siamo. L’arrivo è posto in concomitanza con quello della gran fondo e si tramuta in una gimcana, francamente evitabile, che ci costringe a fare un pezzo sterrato in salita con le bici a mano. Il punto d’arrivo, sulla rocca, è sicuramente scenografico, ma dopo 300Km onestamente avremmo anche fatto a meno. All’arrivo ci troviamo spaesati, non trovando indicazioni su dove farci apporre l’ultimo timbro. Giustamente la giornata è dedicata alla gran fondo, evento che vede un buon numero di iscritti, ma due indicazioni per noi randagi non ci sarebbero spiaciute, soprattutto tenuto conto del fatto che si arriva al traguardo dopo una notte insonne e 300 chilometri.
Ci consoliamo comunque con l’ottimo pasta party, mentre i granfondisti arrivano alla spicciolata, annunciati a gran voce dallo speaker che tiene banco e che ci rimbomba nella testa assopita.

Recuperiamo anche il lauto pacco gara, dove troviamo vino, miele e pasta. Sorge un unico problema: dove mettere tutto visto che l’auto è parcheggia in quel di Aulla a circa 150Km?
Claudia ha l’intuizione di recuperare un capiente zaino, facendo un rapido giro tra le bancarelle del paese. Non so se sia una buona notizia per le mie spalle, ma fortunatamente i 12Km che ci riportano a Poggibonsi sono per lo più in leggera discesa e poi il miraggio della stanza d’albergo dove possiamo finalmente farci una doccia e coricarci, diventa realtà metro dopo metro. 

FOTO:

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