RandoFinale

DISTANZA:
180Km 
DISLIVELLO:
2500m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Finale Ligure (SV)
Percorso ad anello.
Vedi mappa parziale del percorso
SALITE AFFRONTATE:
Passo del Ginestro – 677m
Colle Scarvaion – 814m
Colle del Melogno – 1028m

DIFFICOLTA’:*
3
PANORAMI:*
4
ORGANIZZAZIONE:*
45
 

*Valutazioni personali

Dopo una settimana di tentennamenti e indecisioni, dettati dal traffico annunciato da “bollino rosso” e dal meteo alquanto incerto, Claudia e io decidiamo di iscriverci alla RandoFinale che, visto l’anno tribolato, è stata riposizionata in data 1 agosto, svestendo così i panni di “classica d’autunno”.

Col traffico ci va decisamente bene, complice un percorso alternativo che studiamo accuratamente in settimana e che ci permette di raggiungere Finale Ligure nel tardo pomeriggio di sabato. Una passeggiata lungo mare, che non vediamo da mesi o forse più, è quello che più desideriamo per concludere la nostra serata.

Domenica mattina l’aria è fresca, l’asfalto ancora bagnato dalla pioggia notturna e una tranquillità quasi surreale regna sovrana nei viottoli di Finale. In pochi minuti raggiungiamo Finalborgo, punto di partenza della randonnée e, alle 7 in punto, prendiamo il via.

Il percorso, sapientemente riadattato al periodo vacanziero dagli organizzatori del Gruppo Sportivo Ponente Ligure, prevede di costeggiare il mare fino ad Andora (Km 35) per poi addentrarsi nell’entroterra. Pedalare fianco a fianco con la dimora di Nettuno quando ancora il traffico è pressoché inesistente, è un vero piacere. Affrontiamo Capo Mele, celebre come il primo dei tre strappi della Milano – Sanremo, per poi prendere a destra e salutare la costa.

Metro dopo metro la strada prende gradualmente a salire verso Testico e il Passo del Ginestro (reso nobile dalla Laigueglia). L’ascesa non è mai eccessiva e permette di godere appieno dell’ambiente boschivo che ci circonda, completamente diverso da quello marittimo dove ci trovavamo fino a poco tempo prima. A Colle San Bartolomeo è posto il secondo punto di controllo e, dopo aver scambiato quattro chiacchiere coi ragazzi dell’organizzazione, ripartiamo sotto un sole tiepido che ci accarezza le spalle.

Il percorso è disegnato con cura, facendoci evitare le gallerie e le strade più pericolose. Una lunga planata ci riporta quasi fino ad Albenga, ma proprio nel momento in cui le nostre narici iniziano a respirare il profumo di salsedine, ecco che il tracciato si inoltra nuovamente nell’entroterra selvatico e riprende a salire verso il Colle Scarvaion (814m). Anche questa seconda asperità non è mai proibitiva, cosa che ci conforta e ci fa piacere visto che spesso c’è la ricerca esasperata dell’estremo, che fa fare una gran fatica, senza apprezzare l’ambiente circostante.

Un’altra dolce planata, che passa da paesi dove il tempo sembra essersi fermato, mi fa scoprire un volto di questa regione che conoscevo poco, ma come dice Claudia “Questa è la vera Liguria, non quella lungomare che conosciamo noi Lombardi“. Purtroppo balzano ai nostri occhi non solo i panorami suggestivi, ma anche dei nuvoloni scuri che aleggiano sopra i nostri caschetti.
Cerchiamo di ignorarli, ma proprio mentre iniziamo ad arrampicarci sulla terza salita, la pioggia fa capolino e, giunti alla diga del lago di Osiglia, un posto che sarebbe incantevole in condizioni normali, siamo investiti da un copioso temporale. Un fulmine cade proprio dall’altro lato del lago e un tuono fragoroso ci fa tremare il sangue nelle vene. Non c’è un riparo dove poterci fermare, così non abbiamo scelta se non quella di proseguire tra la pioggia e le pozzanghere. Siamo presto bagnati, ma giunti negli ultimi 3 Km di ascesa, quelli più impegnativi, ecco che il sole torna a fare capolino. Sul Colle del Melogno, 1028m, siamo già parzialmente asciutti e riacclimatati. Non resta che goderci l’ultima discesa, questa volta più decisa e tecnica delle precedenti. Notiamo il mare sullo sfondo sempre più vicino e, in men che non si dica, siamo all’arrivo dove veniamo accolti con tutte le premure del caso. Ringraziati e salutati gli organizzatori, non ci resta che toglierci di dosso gli indumenti umidi e fare ritorno a casa, incrociando un’ultima volta le dita per il traffico, ma, anche in questo caso, abbiamo studiato un percorso alternativo che non ci delude!

FOTO:

Condividi su: