RandoUtuè

120622_5

DISTANZA:
201Km
DISLIVELLO:
2700m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Ortovero (SV)
Vedi mappa

SALITE AFFRONTATE:
– Pian dei Corsi (987m)
– Colle Scravaion (817m)
– Piani di Andora (1035m)
– Passo del Ginestro (684m)

PolliceSu
– Ristoro intermedio e finale (di Ortovero) curato e abbondante
– Percorso ben studiato con scorci di mare e montagna in pochi chilometri
– Organizzatori e staff gentili e premurosi
PolliceGiu
– Alla partenza sarebbe stato meglio mettere qualche indicazione: incrociandosi le tracce, molti come noi, hanno sbagliato direzione. Un randonneur ha addirittura percorso il tracciato al contrario
– Strada dei Piani di Andora parecchio dissestata e pericolosa
VALUTAZIONE COMPLESSIVA
35

Sul nostro “rando calendario”, stilato a inizio anno, per il week end del 12 giugno avevamo segnato la Randombardia. La manifestazione purtroppo è stata annullata pochi giorni prima della partenza, così Claudia e io decidiamo di tornare a salutare gli amici del Ponente Ligure, che avevamo già visto a inizio anno in occasione della Randonnée del Muretto di Alassio.

Questa volta la partenza è fissata a Ortovero, per la prima edizione della Rando Utuè (Ortovero nel dialetto locale). Non riuscendo a organizzarci per tempo, raggiungiamo il paese direttamente la domenica mattina. Il via viene sancito mentre scarichiamo le bici dall’auto così, ancora una volta, partiamo con qualche minuto di ritardo.

La partenza non è semplice: a Ortovero partono le tracce del primo e secondo anello e il navigatore, a noi come a tanti altri, fa imboccare il secondo. Ce ne accorgiamo dopo circa un Km e torniamo sui nostri passi. Ci riproviamo, ma al secondo tentativo imbocchiamo la traccia di ritorno del primo anello. Giriamo nuovamente le bici e decidiamo di chiedere indicazioni a due ciclisti del posto. Ci rispondono che non hanno idea della traccia, ma hanno un problema con la catena che si è incastrata tra telaio e corona. Ci chiedono se possiamo dargli una mano, così appoggiamo le bici e proviamo a risolvere il problema con “gli attrezzi del mestiere”. Riusciamo solo parzialmente a liberare la catena, ma per l’ultimo pezzo, per non rischiare di romperla, diciamo loro di chiedere agli organizzatori che, con un po’ di fortuna, potrebbero avere qualche attrezzo più adatto.
Sulla carta siamo partiti da mezz’ora, in realtà non ci siamo mossi di un metro.

Finalmente ci mettiamo in marcia e, dopo una decina di chilometri, raggiungiamo il mare in corrispondenza di Albenga. Per noi che non siamo abituati a vederlo, è sempre una bella emozione, così ci godiamo i 20Km di costa che ci conducono a Finale Ligure dove, svoltato a sinistra, ci portiamo all’interno in direzione di Finalborgo. L’asfalto inizia ben preso a salire: inizialmente con tratti pedalabili, ma una volta abbandonata la SP27 la musica cambia con pendenze che salgono subito in doppia cifra.
Il traffico ligure, quello delle immagini dei Tg estivi, è un’astrazione dato che ci ritroviamo a pedalare su strade praticamente deserte. A quota 987m, dopo 50Km, la strada spiana una volta raggiunto il Pian dei Corsi dove è posto il punto di controllo e ristoro.
120622_11
La lunga discesa ci porta sul lago di Osiglia che, nel 2021, avevamo costeggiato in senso opposto, sotto un fragoroso temporale, in occasione della Rando Finale. Oggi invece il sole splende limpido nel cielo e, se non fosse per la brezza marina che di tanto in tanto ci solletica la pelle, ci arrostiremmo a fuoco lento.

Esaurita la discesa, la strada riprende gradualmente a salire e, raggiunto Bardineto al Km96, ci fermiamo qualche minuto per apporre un nuovo timbro sulla carta di viaggio. Risaliti in sella, la strada prosegue in ascesa per altri 4Km, fino a raggiungere il Passo Scravaion a quota 817m. Una nuova discesa e un tratto pianeggiante ci portano nuovamente a Ortovero dove il primo anello trova il suo epilogo dopo 126Km. Un pezzo di focaccia, un bel po’ d’acqua e siamo pronti a ripartire, proprio nelle ore più torride della giornata. Anche la brezza marina di questa mattina è ora un lontano ricordo e il sudore può colare libero e copioso lungo la fronte, le braccia e la schiena. Anche perché, sin dalle prime pedalate, l’asfalto caldo riprende a salire. Nel primo tratto di ascesa la vegetazione è scarna e i tratti sotto il sole a picco sono davvero provanti. Fortunatamente, nella seconda parte di salita, l’asfalto si inoltra in un fitto bosco che ci tiene al riparo dai raggi più crudeli. Arriviamo così ai 1035m dei Piani di Andora. Un breve tratto di discesa e, al Km164, raggiunto San Bernardo di Conio, arriviamo all’ultimo controllo e ristoro. Ci attendono due simpatici e sorridenti giovanotti che, a spanne, avranno almeno 150 anni in due. Non prendiamo nulla da mangiare, ma in compenso facciamo incetta di liquidi per contrastare il caldo impetuoso.

La strada prosegue ancora in discesa per qualche chilometro, ma l’asfalto, già parecchio segnato in salita, non migliora costringendoci a un’improvvisata gincana tra le buche. Al km174 ci attende un ultimo sforzo: quello che serve per raggiungere il Passo del Ginestro, a quota 684m. E’ davvero finita: possiamo finalmente farci portare a valle dalle pendenze favorevoli. Un ultimo tratto di pianura ci separa dal traguardo, che raggiungiamo stanchi e provati.
120622_14
La calda accoglienza degli organizzatori e il ricco buffet ci permettono però di recuperare velocemente le energie. Siamo pronti a caricare le bici in auto e rimetterci in viaggio per fare ritorno a casa, non senza “la schiscetta” della quale ci omaggiano gli amici del Ponente Ligure.

Per il rientro evitiamo l’autostrada ligure, affidandoci alle strade provinciali fino al Monferrato. Sicuramente ci impieghiamo un po’ di più, ma almeno procediamo tranquilli senza l’assillo del traffico.

FOTO: