Randonnée Coppa Bernocchi

DISTANZA:
201Km
DISLIVELLO:
2100m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Legnano (MI)
Percorso ad anello.
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SALITE AFFRONTATE:
Ardena – 521m
Colle Montegrino – 534m
DIFFICOLTA’:*
4
PANORAMA:*
05

*Valutazioni influenzate dalle condizioni climatiche trovate

DESCRIZIONE / RACCONTO:
E’ sabato mattina, festa dei lavoratori, fuori è ancora buio e, davanti a due tazze di caffè-latte calde, scrutiamo le previsioni del tempo sui principali siti internet. E’ un guazzabuglio confuso di nuvole e pioggia, ma, almeno sulla carta, sembrerebbe che il cielo dovrebbe trattenere respiro e lacrime fino alle 16, mentre nella parte più a nord del tracciato dovrebbe reggere fino alla tarda mattinata – primo pomeriggio. Confortati e speranzosi Claudia e io ci avviamo alla partenza di Legnano e, pochi minuti dopo le 7, siamo in sella.

La prima parte del percorso è un falsopiano a salire verso Como, che raggiungiamo dopo 35Km. Fortunatamente i lunghi stradoni e la città lariana, complice l’ora mattutina e il cielo grigio, non sono ancora presi d’assalto dal traffico. Qui, causa l’impossibilità di superare il confine elvetico, il tracciato è stato modificato rispetto al percorso classico che si dirigeva lungolago fino a Mengaggio e prevede invece l’ascesa a San Fermo della Battaglia, a quota 400m, dove è posto il primo punto di controllo. Notiamo subito come la strada sia luccicante: probabilmente un’acquazzone è appena passato di qui e, ancora ignari di quello che ci aspetta, ci sentiamo fortunati ad averlo evitato. Tra un saliscendi e l’altro pedaliamo spensierati lasciandoci alle spalle Malnate, Viggiù e scendiamo a Porto Ceresio, dove incontriamo il lago di Lugano.
Una breve sosta per fare scorta d’acqua, scattare una foto allo specchio d’acqua oppresso da nuvoloni scuri e siamo pronti a rimetterci in marcia. Corriamo paralleli alle placide acque fino a Brusimpiano (km 80), dove svoltiamo a sinistra e, con ampi tornanti, prendiamo a salire verso Ardena. L’ascesa non presenta mai pendenze proibitive e, man mano che si prende quota, la strada si immerge in un fitto bosco celando ogni vista. Sui nostri caschetti iniziamo a sentire qualche goccia di pioggia, via via sempre più decisa e insistente, mentre un clima misterioso dal sapore transilvanico, ci avvolge. Prima di raggiungere la vetta, posta a quota 521m, siamo costretti a infilarci le mantelline. A Grantola, dove la discesa si esaurisce e ha inizio la seconda salita, siamo ormai fradici, con i piedi che annaspano nelle scarpe e gli occhiali che attirano ogni schizzo e goccia di pioggia. Sono costretto a toglierli e infilarli in tasca, entrando in modalità “ciclista talpa”, con gli occhi spesso assottigliati alla Bud Spencer per cercare di scorgere qualcosa, improvvisando un inutile slalom tra la pioggia e la nebbia!

A Montegrino (Km 101) è previsto il secondo check point di giornata, mentre il cielo sembra concedere una flebile tregua. Pia illusione: sta quasi per spiovere, quando riprende in modo deciso e battente. Un po’ rassegnati e un po’ preoccupati di non congelarci, ci avviamo rapidamente in discesa. A Luino siamo sulle sponde del lago Maggiore e lo seguiamo fino a Laveno. La pioggia non cessa un solo istante e il più delle volte è torrenziale e copiosa. Cerchiamo conforto nell’orizzonte, ma ogni punto cardinale è una parete grigia e imperforabile. Non pensiamo più “magari più avanti smette“, ma “magari più avanti piove meno“.
Dopo Caldè siamo addirittura lieti di trovarci nella lunga galleria di oltre un chilometro. Una breve tregua.
A Laveno ci fermiamo per un caffè caldo e una crostatina, ma nel maldestro tentativo di pagare, causa tremore delle mani, tutte le monete mi volano sul pavimento come biglie. Trangugiamo tutto e ripartiamo, ma la seppur breve sosta, è riuscita a ibernarci. Claudia trema come una foglia e, davanti alla stazione di Laveno, decide che è il caso di chiuderla qui. Sono attimi interminabili, nei quali cerco di nascondere il mio malessere e comprendere il suo. Sento la pioggia scorrermi sul collo e scivolare ovunque. “Che senso ha proseguire?“.
Sono lì a chiedermelo, quando Claudia riprende la bici: “Andiamo avanti“. Non c’è logica, non c’è eroismo, non c’è coraggio; c’è solo la volontà di onorare un impegno che ci siamo presi, c’è solo quella vocina dentro che ti dice che ancora non è finita, c’è il pensiero che “ne abbiamo passate tante, supereremo anche questa. Insieme“.
Si riparte allora, cercando di tenere un ritmo di pedalata agile che ci permetta di frullare con le gambe e scaldare il resto.

Ad Angera (Km147) il tracciato saluta il lago Maggiore e piega a sinistra verso quelli di Monate, Comabbio e Varese. Ormai non faccio neanche più uso della borraccia: mi basta stringere tra le labbra lo scaldacollo zuppo per dissetarmi.
Raggiunto Osmate (Km 157) ci fermiamo per recuperare una barretta dalla borsa, ma Claudia ha l’impressione che nella sua mantellina entri acqua. Con tutta quella che stiamo prendendo, credo anche una muta da sub sarebbe in difficoltà, ma non replico, non penso, mi sfilo istintivamente la mia mantellina e le propongo di fare cambio, come due calciatori avversari a fine partita. Ora, il fatto che Claudia sia 50 Kg bagnati (in questo caso quindi 50) per 1,69 e io 73 asciutto (in questo caso 75) per 1,80, non è cosa da poco conto. La scena è a dir poco tragicomica e ricorda vividamente la coppia Fantozzi – Filini con i frac presi in affitto:

Filini sembrava un mutilato, Fantozzi praticamente in bermuda“.
Non posso fare a meno di ridere mentre risaliamo in sella, nonostante la situazione da tregenda. Chiaramente non posso farlo perché, con la mantellina di Claudia allacciata, avevo difficoltà anche solo a respirare. Praticamente gli ultimi 40Km li ho fatti in apnea che vista la situazione, ci sta.

A Bernate lo strappo delle 7 curve, con altrettanti tornanti, ci fa salire a Casale Litta (Km 170), dove è posto il terzo e ultimo controllo di questa umida giornata.  Le salite sono definitivamente terminate e, dopo 190Km, siamo a Gallarate. Attraverso ampi stradoni raggiungiamo prima Cassano Magnago e, infine, nuovamente Legnano. Negli ultimi km, tra le auto che sfrecciano a velocità sostenuta e la pioggia instancabile, l’attenzione è massima.

Tagliamo il traguardo, dopo 9 ore e 50′, infreddoliti e grondanti. Gli organizzatori ci accolgono premurosamente, offrendoci il più bel dono di giornata: un tè caldo fumante.

Completiamo così il 4° brevetto da 200Km di questa stagione. Rimane il rammarico per non aver previsto l’estensione della partenza alla domenica (dove per la cronaca c’era il sole), cosa che la modalità “random”, utilizzata attualmente per disputare le randonnée, consente. Avremmo certamente limitato i rischi, apprezzato i panorami come meritano, ma che non abbiamo praticamente visto stante la situazione e l’attenzione richiesta. Probabilmente ci sarebbe stato anche qualche iscritto in più, ma tant’è.
Rimane comunque la soddisfazione di avere portato a termine un impegno preso facendo del nostro meglio e la certezza che in quel corpo infreddolito da 50Kg bagnati, c’è uno spirito da guerriera.
FOTO:

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