Un ciclismo umano

MilanoSanremoE’ domenica mattina, il cielo è grigio e minaccioso, goccioloni di pioggia affogano nelle pozzanghere formatesi nella notte. Freddo. Le previsioni non promettono nulla di meglio.

Si direbbe tutto, tranne che è il giorno della Milano – Sanremo, perchè più che una giornata di primavera, sembra una di quelle fredde e piovose del giro di Lombardia.
La pioggia non mi ha mai fermato e non lo farà neanche queta volta.

Finisco in fretta il caffè e mi preparo: doppi guanti, maglia termica, doppia calza, fascetta sulle orecchie e parto. Destinazione Milano. Destinazione Piazza Castello, dove i campioni del ciclismo partiranno.
Le gocce di pioggia ticchettano sul caschetto e sento l’acqua scorrere tra i capelli. Le mani e i piedi si raffreddano, ma pedalo sognante e speranzoso di incontrare uno dei miei idoli. Spero di poter seguire il gruppo nel tratto di trasferimento da Piazza Castello al Km 0. Spero di poter affiancare il gruppo, spostandomi sulla ciclabile che costeggia la statale dei Giovi, dato che la strada che dovrò percorrere al ritorno sarà la stessa che percorreranno i ciclisti. Almeno i loro primi 15 Km. I miei ultimi 15 di oggi.

Piazza Castello è in fermento nonostante il freddo. Si respira la tensione delle grandi gare nell’aria: visi tirati, sguardi concentrati.
Sono emozionato e non ho il coraggio di disturbare gli atleti che di tanto in tanto incrocio. Loro sulle loro bici numerate, io sulla mia. Fradicia. Mancano pochi minuti alla gara e i miei piedi sono ormai due blocchi di ghiaccio. Le mani sono sulla stessa strada.

Si parte e sento, al loro passaggio, l’emozione esplodere dentro. Passa il gruppo, passano le ammiraglie e le auto di servizio. Parto anch’io.
Provo a ricucire lo strappo, optando per una strada alternativa per raggiungere via della Chiesa Rossa, dove partirà ufficialmente la gara.
La gara parte mentre sopraggiungo sul vialone. Provo ad accelerare, ma le auto che chiudono la corsa sono sempre più distanti, fino a sparire dalla mia vista.
Sempre più intorpidito e con le gambe che iniziano a dolere per i troppi chilometri accumulati i giorni scorsi, torno a casa. Comunque soddisfatto.
Metto tutto ad asciugare sul calorifero e mi regalo una doccia calda. Mani e piedi faticano a riacclimatarsi, ma per il resto ci siamo… In fondo io ho fatto solo 45 km.

E’ la volta della Milano – Sanremo ora. In tv. Sdraiato sul divano sotto una coperta calda vedo immagini d’altri tempi: ciclisti semi congelati infilarsi in fretta sul bus, caschetti innevati, ghiaccio sui telai delle bici.
La gara non può continuare. Annullato il passaggio sul Turchino e sulle Manie. I ciclisti raggiungeranno in pullman Cogoleto e ripartiranno da lì alle 15.

Foto da @Santre_sfc - Twitter
Foto da @Santre_sfc – Twitter

Come nella più tipica delle scampagnate tra amici, ecco che si rivede tutta la carovana ferma a un’area di servizio coperta. Biciclette a una pompa di benzia sotto gli sguardi increduli della gente, sembra una trovata commerciale per sponsorizzare la mobilità sostenibile.

Alle 15 la carovana si rimette in marcia. Le ammiraglie cercano di asciugare al meglio i vestiti fradici dei ciclisti sui bocchettoni dell’aria delle auto. I ciclisti ruotano in aria le braccia per riscaldarsi, soffiano aria nei guanti bagnati per riscaldare le mani. Li guardo e rivedo in quelle immagini un lato umano che forse andava perdendosi. Rivedo quegli stessi gesti che anch’io faccio e ho fatto fino ad oggi, tornando a casa sotto la pioggia, al freddo, inseguendo il gruppo.
Non mi sento anch’io un ciclista, ma vedo loro come più terreni ora, più umani.

Il gruppo perde i pezzi chilometro dopo chilometro. Qualcuno è talmente congelato che non riesce neanche a risalire in sella. “Lo so, ci sono passato anch’io: vorresti alzare una gamba ma il fisico non risponde ai tuoi comandi” penso.
La gara volge al termine, mentre ormai mi sono completamente riscadato. Risento piedi e mani. Chi vince non è importante. Non oggi almeno. Oggi quello che ho visto sono degli uomini che hanno dato l’anima, che hanno sofferto, ma che hanno continuato a pedalare.
Si perchè quando ti ritrovi sotto l’acqua, al freddo, ti capita di chiederti chi o cosa te lo faccia fare. A volte ti maledici anche. Perchè prendere ogni giorno una bici per andare al lavoro, anche se piove, anche se fa freddo… Perchè continuare a pedalare in quelle condizioni per 250 Km…. I dubbi sono gli stessi, quelli di persone accomunate da una passione, alla quale però non sanno rinunciare.

E’ così che la giornata di ieri ci ha restituito un ciclismo umano, tenero, semplice, inerme, eroico. Ognuno scelga quel che preferisce. Un ciclismo fatto di vestiti fradici, mani congelate, visi arrossati, parole dei cronisti in moto che escono balbettanti, ghiaccio, pioggia e vento.

Qualcuno criticherà, sicuramente. Ma sono certo che chi sa cosa vuol dire anche solo lontanamente andare in bici in quelle condizioni, non potrà che applaudire, anche con le mani congelate sotto i guanti.

Oggi su Milano scende acqua e neve. Fa ancora freddo. E’ lunedì e bisogna andare al lavoro. Sono pronto. Dimentico niente? Ah si: doppi guanti, maglia termica, doppia calza….

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