Strade che si sfiorano

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È passato più di un mese dalla Randoselvaggia di Busto Garolfo, ma qualcosa non torna. Già perchè come mi è stato detto un giorno: “Il mondo è fatto di lupi e di agnelli, ma i lupi non sono tutti uguali: ci sono quelli da branco e quelli solitari. Tu sei un lupo solitario“. Proprio così: il 90% delle volte giro in bici da solo, viaggio da solo. La solitudine non mi spaventa, non è un problema, non lo è mai stato per me. Se indicessero un premio speciale, potrei vincere quello di Campione Asociale della mia squadra, i Cicloamatori Binasco, dato che difficilmente partecipo alle uscite di gruppo. Magari poi faccio lo stesso percorso, ma due ore più tardi. Non è cattiveria, o antipatia o altro, anzi il contrario. È solo che pedalare in gruppo, a testa basta, non mi da piacere.
Non me ne frega di andare veloce, non me ne frega quanto tempo ci impiego e non mi importa se mi fermo 100 volte per fare delle foto o se voglio aspettare qualcuno che è indietro.
Allora perchè sto uscendo per una pedalata con Claudia e Walter, incontrati proprio alla Randoselvaggia, più altre persone e la cosa non mi crea problemi o disagio? Sto male?

Per non smentire il mio stile scapestrato ovviamente mi presento senza bici da corsa: in riparazione per il movimento centrale passato a miglior vita. Smonto così il portapacchi da quella da viaggio e faccio finta che vada bene. Immancabile borsa davanti con dentro di tutto di più e via verso Oleggio. Fortunatamente sono in anticipo, perchè col mio fare svagato, tiro dritto verso Sesto Calende. Dopo oltre 10km mi dico che forse sto pedalando troppo. Guardo la cartina, giro la bici e torno indietro.

A pochi minuti di distanza arrivano Claudia, Cristian, Franco, Walter e un hem… (boh, maresciallo?) dei carabinieri del quale ovviamente non ricordo il nome (mi sono ricordato i nomi di tutti gli altri e per me è già un record). Si parte, ripercorrendo in senso inverso quelle stesse strade già calcate poco più di un mese prima, ritrovandoci subito in Piemonte. La giornata sembra indecisa tra sfogare un caldo atroce e inzupparci di sudore o inzupparci direttamente di pioggia, senza mezze misure. Nel dubbio noi proseguiamo per la campagna Biellese al ritmo dettato dall’atletico Nonricordoilnome.
Casualmente, imboccata la bellissima Val Cervo, ci troviamo appaiati mentre la strada si fa sfavorevole:

– Tu quanti battiti hai a riposo?
– Non lo so
– E sotto sforzo?
– Non lo so
– Ma non hai il cardiofrequenzimetro?
– Mai avuto
– E come fai allora?
– Quando mi sento stanco rallento

Prime e ultime parole di giornata. Ho evitato di svelare che non so neanche a che velocità vado.

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La mia raccomandazione personale che mi ripeto tipo mantra “Ivan, poche soste per le foto o romperai le palle a tutti” dura davvero poco perchè al primo scorcio di cascata non riesco a proseguire senza immortalarla. La strada comincia intanto a salire. Salita pedalabile, ma che sgrana il gruppo: Cristian e “Speedy Gonzales” allungano, Franco suda sette casacche (che laverà poi nella fontana) e si stacca. Rinuncerà poi anche alla salita ed è forse l’unico dispiacere di giornata perchè sono certo che con pazienza  e senza fretta ce l’avrebbe fatta.
Rimaniamo così come nella randonnèe Claudia, Walter e io. Manca Marco, che però in questi giorni sta pedalando sul cammino di Santiago. E allora “Buen camino Marco“.

Col passare dei km la strada sveste le sembianze da anonimo falsopiano e si tramuta in salita vera. Pendenze che spesso raggiungono il 10% o giù di lì. Tutto attrno è spettacolo, con viste mozzafiato sulla vallata alternate da boschi verdeggianti, freschi e rigogliosi. Provo a più riprese a immortalarci mentre saliamo. Claudia si nasconde. Poi ci prova lei e scappo io. Walter prova a tenerci a bada tipo maestro con gli alunni a fine anno. A complicargli però la vita non ci siamo solo noi, ma anche il cambio che non ne vuole proprio sapere di salire sull’ultimo rapporto. In verità è tutta una scusa per imitare il Pirata nella sua epica impresa a Oropa.

– Ah siamo già alle cappelle, quindi la salita sta finendo

Il messaggio mi arriva forte e chiaro, perchè nel linguaggio di Claudia vuol dire semplicemente “Idiota non provare a passarmi davanti adesso o ti trancerò la giugulare con la corona anteriore più grande”. Mi tengo così almeno un metro indietro della sua ruota e scollina per prima…. Si be’, a parte Cristian che è su ormai da un bel po’, tanto che l’influenza nel frattempo gli passa e gli ritorna.

– Con che rapporto sei venuto su?

Il mio sguardo sbigottito è la risposta. In alternativa potrei vedere se nella borsa ho un sacchetto della tombola e pescare un numero a caso, sarebbe la risposta più sensata rispetto a quella che potrei dare io.

Il passaggio dalla salita alla discesa, che ricongiunge la strada con quella di Oropa, avviene tramite la spettacolare Galleria Rosazza: buia e senza tempo, dal fondo inesistente e che attraversa l’anima gocciolante e misteriosa della montagna. Il meteo intanto sembra volgere al peggio, così di mia iniziativa e senza la minima pressione, cedo a Claudia i guanti, i manicotti e la mantellina. Ho talmente caldo che valuto l’ipotesi di scendere a petto nudo, ma desisto.

Ci lasciamo velocemente alle spalle il bellissimo e imponente santuario di Oropa e con lui le nuvole grige e minacciose, lasciandoci finalmente accarezzare dal sole.
Riprendiamo la rotta dell’andata attraverso la tranquilla campagna biellese che ci scorta fino al punto di partenza.

Qualche minuto per salutarci e riprendere la mia strada solitaria pensando che, come la salita e la discesa, tenute insieme da una galleria oscura, in fondo anche le nostre strade si sono ritrovate e sfiorate, attraverso una galleria resa luminosa da sguardi e sorrisi.

Il mio percorso

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