Novi Ligure (AL) – Genova

Distanza: 78 Km

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Risveglio

Tappa2_1Tutto tace fuori. Il vento si è placato, la pioggia anche e un timido sole sembra far capolino tra le fessure umide della tenda. Improvviso una colazione, per poi smontare tutto e riprendere, un po’ rinfrancato, il mio cammino.
Due pensieri in particolare mi assillano. Il primo è senza dubbio il Passo del Turchino: da ragazzo non sono mai stato molto avvezzo alle salite e da almeno 10 anni non provo a farne una degna di chiamarsi tale. Ce la farò? Con tutto il peso che mi porto appresso poi… Solo le ore che mi aspettano mi daranno risposta. Il secondo pensiero è la voglia di arrivare a Genova, città di Fabrizio De Andrè che adoro. E’ ora di mettersi in marcia.
Saluto Novi Ligure con un’ultima foto a sfondo ciclistico.

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Percorso alternativo

Per la prima parte di percorso decido di non seguire la SP155, ma di muovermi su strade meno trafficate. Passo paesi come Pasturana, Francavilla Bisio, fino a raggiungere nuovamente la provinciale 155 a Capriata d’Orba. Qualche saliscendi in questi paesini l’ho affrontato e la gamba sembra rispondere bene. Il tempo sembra essersi rasserenato e il sole non troppo caldo, mi riscalda le ossa.

Ovada

Tappa2_3La strada prosegue pianeggiante fino a Ovada (AL) che raggiungo verso le 11.20. Mi fermo in un piccolo supermercato per fare provviste e, appena fuori dal paese, mi sistemo sulle rive del torrente Orba per pranzo. In lontananza si intravedono le montagne, mentre il lento fluire dell’acqua mi fa compagnia.

Le raccomandazioni di “mamma”

Durante la sosta ho incontrato una coppia di anziani a passeggio. Lui è parso subito interessato al mio viaggio. Mi ha raccontato che anche a lui piaceva andare in bicicletta, ma che oggi, per via della sua salute, non può più andarci, così cammina. Mi ha svelato che quella di fronte a noi è la strada dove passano i ciclisti durante la Milano – San Remo. Volevo confessargli che il motivo per il quale ero lì era proprio per fare quella strada, ma poi ho preferito fingermi stupito da quella sua rivelazione. Ha sorriso.
La moglie invece si è improvvisata mamma, dicendomi di coprirmi, di non sudare (ma come si fa a non sudare in bici?!?), di stare attento alle auto e di stare attento con la tenda alle vipere. La mamma è sempre la mamma, ma quando si sono allontanati ho fatto gli scongiuri.

Lo spauracchio Turchino

Tappa2_5Rimessomi in marcia, la strada ha cominciato leggermente a salire e il cartello dei 16 Km al passo del Turchino mi ha fatto venire un piccolo mancamento 🙂
Pensando a tutt’altro ho continuato la mia lenta ascesa. Il sole si è fatto via via meno deciso e ha lasciato spazio a nuvole scure e vento. Per fortuna niente pioggia però. Paese dopo paese, metro dopo metro, il mio spirito si rinfranca e la convinzione di potercela fare si fa via via certezza. Che soddisfazione quando intravedo la galleria e il cartello che segna la fine delle mie fatiche!
La discesa è veloce. Fa freddo e così mi sono dovuto coprire tirando su i manicotti sulle braccia e infilandomi il giubbottino da pioggia per ripararmi dal vento.

Genova

Raggiungo la città di Faber verso le 16.30 e l’emozione è davvero tanta. Un piccolo giro tra i carruggi, prima di tornare a Genova Pegli, dove mi sistemo nel campeggio Villa Doria, posto su una collinetta. E’ un piccolo campeggio, ma decisamente confortevole. Ci sono solo due tende, ma pian piano, ora dopo ora se ne aggiungono altre. Per lo più stranieri. Il vento che ancora soffia, porta il profumo del mare.
Durante la notte una pioggia forte e decisa ha lavato la mia tenda per oltre un’ora.

“…Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo…”

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