La Castellania Coppi 2021

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DISTANZA:
197Km 
DISLIVELLO:
1400m D+
PARTENZA / ARRIVO:
Zibido San Giacomo (MI)
Percorso ad anello.
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SALITE AFFRONTATE:
Pozzolgroppo – 495m
Casasco – 388m
Montebello – 338m
Passo Coppi – 369m
Sarezzano – 295m

DIFFICOLTA’:*
2
TRACCIATO:*
3
PANORAMI:*
35
ORGANIZZAZIONE:*
35

*Valutazioni personali

Il 15 settembre 1919 nasceva Fausto Coppi e, proprio nella settimana del suo compleanno, come da tradizione, l’Asd Ciclisti Corsichesi organizza La Castellania: una randonnée di 200Km giunta ormai alla 10a edizione, per rendere omaggio al Grande Fausto facendo transitare i ciclisti al suo paese natale. Le gesta di Coppi, lette per caso su un libro, sono quelle che, da bambino, mi hanno fatto innamorare della bicicletta. Una passione che, da allora, non è mai venuta meno. Facile intuire quindi come per me sia sempre un piacere e un’emozione tornare nei luoghi dove l’Airone è cresciuto.

C’è un filo invisibile che unisce ogni tipo di ciclismo: dai professionisti agli amatori, dai pionieri di un tempo passato ai perfezionisti del presente. Un comune denominatore che accomuna mondi così diversi e distanti: la passione e la fatica che ognuno mette sui pedali. E non importa se sei un professionista, un dilettante o un semplice appassionato perchè passione e fatica non fanno distinzioni, sono le stesse.
In questi anni ho capito che il ciclismo, come tanti altri sport, è maestro di vita. Non ti insegna a cadere, quello non lo impari mai, però ti insegna a rialzarti quando sei a terra.
Lo si vede anche in TV, ma tra gli amatori è lo stesso, la prima cosa che un ciclista fa quando cade, istintivamente, è quella di rialzarsi, riprendere la bici e ripartire. In quel gesto, non c’è solo un riflesso incondizionato dettato dal momento, ma un modo di vivere, di affrontare le cose e le battaglie quotidiane.

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Nel 1950, l’anno dopo aver vinto Giro e Tour nello stesso anno (primo uomo nella storia) Fausto Coppi si procurò, in una caduta durante una tappa del Giro d’Italia, la triplice frattura del bacino. Per l’epoca, le strumentazioni e i macchinari a disposizione, era una bruttissima frattura. I medici dissero che non sapevano se avrebbe ripreso a camminare. Nel 1952 vinse il Giro d’Italia, nel 1953 il Tour de France e il Campionato del Mondo. 

Storie d’altre epoche, direte voi. E forse avete ragione, ma le randonnée, nonostante tutte le evoluzioni dettate dai tempi che corrono, hanno quel sapore retrò e storie come quelle del Campionissimo ci sono ancora oggi. E’ quella di Rosanna Idini che, dopo una bruttissima caduta nella Monviso Rando Marathon a luglio, si è ritrovata malconcia a letto con botte e fratture varie. Ma come scrivevo poco sopra, l’indole del ciclista, è quella di rialzarsi, rimontare in sella e ripartire. Così, a soli 2 mesi dall’infortunio eccola di nuovo ai nastri di partenza di una Randonnée. Una sorta di nuovo inizio o di rinascita. Trovarci al suo fianco in questa occasione è sia un onore che un’emozione, una di quelle che ti fa dire “io c’ero”.

Beh diciamolo però: l’inizio non è dei migliori perché, avvolti da una fresca foschia mattutina che aleggia sotto un cielo grigio, Franco e io diamo il primo colpo di pedale, Rosanna e Claudia seguono a ruota. Ci vuole un chilometro abbondante per accorgerci di aver sbagliato completamente direzione. Paradossalmente l’errore involontario serve a stemperare la tensione iniziale e a percorrere serenamente i primi 70Km di piattume che ci portano in Oltrepo. Il Ponte Coperto di Pavia e il check point di Pancarana sono le uniche due occasioni per una breve sosta.
Le colline, che vedevamo lontane all’orizzonte, si presentano ora sotto le nostre ruote, una dietro l’altra senza pause. La prima è Pozzolgroppo, alla quale fa seguito Casasco e Montebello. Come è naturale, sulle rampe più velenose adornate dall’uva matura, Rosanna fa fatica, ma di grinta e voglia di soffrire ne ha da vendere. Dal canto nostro noi non possiamo che esserne contenti, in primis per lei e in secondo luogo per noi che non dobbiamo sudare 7 camice per starle a ruota.

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A casa Coppi, quarta collina di giornata, è posto il secondo punto di controllo e, dopo le foto di rito, siamo pronti a ripartire. Le pendenze sembrano via via smorzare i toni e si arrendono definitivamente dopo la collina di Sarezzano. Purtroppo, come da caratteristica dell’Oltrepo, l’asfalto non è dei migliori e in discesa bisogna tenere gli occhi bene aperti e vigili.
Lasciato alle spalle il check point di Scaldasole, non ci resta che fare velocemente ritorno verso il punto di partenza, non prima di aver testato un’ultima volta biciclette e articolazioni sul dissestato ponte delle barche di Bereguardo. 

Al traguardo ci sciogliamo tutti in un sorriso, contenti nel vedere Rosanna stanchissima, ma di nuovo tra noi, a fare quello che le piace e che la fa sentire viva.

In fondo il ciclismo, in ogni sua declinazione, è tutto qui: una rotta da seguire, una strada sotto le ruote, una gran fatica da fare e una persona sospesa a mezz’aria che rincorre i propri sogni. 

FOTO:

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